Alzheimer: i sintomi della malattia possono essere invertiti?

woman-AlzheimerLa demenza di Alzheimer è la forma più comune di demenza senile che presenta, in genere, un inizio subdolo: le persone cominciano a dimenticare alcune cose, per arrivare al punto in cui non riescono più a riconoscere nemmeno i familiari e hanno bisogno di aiuto anche per le attività quotidiane più semplici. La malattia oggi colpisce circa il 5% delle persone con oltre 60 anni e in Italia si stimano circa 500mila ammalati. La demenza di Alzheimer colpisce la memoria e le funzioni cognitive, si ripercuote sulla capacità di parlare e di pensare ma può causare anche altri problemi fra cui stati di confusione, cambiamenti di umore e disorientamento spazio-temporale. Secondo i risultati di uno studio statunitense pubblicato su Aging e condotto dai ricercatori del Buck Institute for Research on Aging e dell’Università della California di Los Angeles, i sintomi prodotti dall’Alzheimer possono essere invertiti. Gli studiosi hanno puntato su una combinazione personalizzata di dieta, terapie farmacologiche e cambiamenti nello stile di vita. Lo studio è stato condotto su un campione di 10 pazienti, mostrando miglioramenti nella memoria già nei primi mesi e gli effetti sono diventati maggiormente evidenti nel corso dei due anni successivi, al punto che in alcuni casi i pazienti hanno potuto perfino riprendere a lavorare. I ricercatori hanno sottoposto i 10 pazienti esaminati ad un particolare regime alimentare, oltre che a programmi di stimolazione cerebrale, di ottimizzazione del sonno, all’esercizio fisico, e all’utilizzo di farmaci specifici e vitamine. Viste le esigue dimensioni del campione, saranno necessari studi più approfonditi prima di poter applicare il protocollo in maniera routinaria, ma di certo i risultati ottenuti sono incoraggianti.

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