Anche il fumo passivo nuoce gravemente alla salute

 

cigarette-666937_640Il fumo passivo rappresenta il principale fattore inquinante degli ambienti chiusi ed è responsabile di oltre seicentomila morti l’anno. Stando alle ultime statistiche, è emerso che nel nostro paese fuma il 22% della popolazione. Nel 2016 appena trascorso, in particolare si è registrato un lieve incremento in entrambi i sessi. Il consumo medio di sigarette al giorno si aggira intorno alle 13. Ma se è ormai assodato quanto il fumo di sigaretta direttamente inalato faccia male ai nostri polmoni aumentando il rischio di sviluppare il cancro polmonare, si tende ancora a sottovalutare i danni che possono derivare dal fumo passivo.

Oltre a favorire l’insorgenza del tumore al polmone, respirare aria satura di composti nocivi emessi dalle sigarette aumenta anche il rischio di sviluppare un ictus cerebrale, come emerso da uno studio americano, pubblicato sulla rivista Stroke. I ricercatori della Johns Hopkins University di Baltimora sono giunti a questa conclusione dopo aver valutato il decorso dello stato di salute di oltre ventottomila adulti statunitensi: tutti maggiorenni e non fumatori. Le loro condizioni sono state valutate attraverso le risposte a un questionario e ricorrendo alla rilevazione dei livelli di cotinina, un metabolita della nicotina, nel sangue. Chi vive in un ambiente saturo del fumo di sigaretta perché in famiglia ci sono uno o più fumatori, presenta un più alto rischio di sviluppare proprio il carcinoma al polmone, la terza neoplasia più frequente dopo quelle al colon retto e al seno; questo fumo, definito di terza mano, è tra i più sottovalutati. Tuttavia la maggioranza degli italiani non è a conoscenza di questa correlazione tra il fumo di sigaretta passivo e il rischio di sviluppare un cancro a polmoni: ad ignorarlo stando a un sondaggio tenuto dall’Aiom, ovvero dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica, sono ben 8 italiani su 10.

Ma cos’è il fumo di terza mano e come ne entriamo in contatto? Il fumo primo è quello del fumatore diretto che lo inala direttamente, quello di seconda mano è quello che viene “respirato” dall’organismo della persona costantemente vicina al fumatore, quello di terza mano, infine, è quello che rimane nell’ambiente del fumatore e che dal fumo delle sigarette si “attacca” a pavimenti, arredi, tessuti diventando ogni giorno sempre più tossico. Una ricerca scientifica dell’Università della California conferma proprio questa tesi evidenziando quali sono gli effetti del fumo di terza mano sugli organi. Lo studio, pubblicato su PLoS One, è stato condotto su dei topi esposti al fumo di terza mano e che hanno registrato, durante la ricerca, danni significativi a fegato e polmoni, difficoltà nei processi di rimarginazione delle ferite ed incremento dell’iperattività.

Più in generale, le ricerche dimostrano che chi per anni inspira i prodotti di scarto del fumo di sigaretta ha una maggiore probabilità di morire rispetto al resto dei pazienti: considerate tutte le possibili cause di decesso. Un motivo in più per rinunciare alle sigarette, per il bene proprio e di chi è vicino.