Anche l’emicrania parte dal tessuto adiposo

515431587_1280x720L’emicrania cronica è una delle forme più invalidanti di mal di testa. Ne è colpito dal 3 al 4% della popolazione adulta, prevalentemente femminile ed è caratterizzata da un cefalea continua o subcontinua associata talvolta a nausea e vomito. I pazienti affetti da questa forma di cefalea assumono molti farmaci, spesso inefficaci, tanto da sviluppare rapidamente una dipendenza da sostanze. L’emicrania cronica è fortemente invalidante, sia dal punto di vista personale che familiare e lavorativo, ed è causa di frequente ricorso alle strutture sanitarie specializzate. Inoltre, problematiche come depressione dell’umore, disturbi d’ansia, ipertensione arteriosa ed aumento del peso corporeo sono spesso correlate ad emicrania cronica.

Per la prima volta al mondo, il gruppo di ricerca della I^ Clinica Neurologica universitaria della Città della Salute e della Scienza, Ospedale Molinette di Torino ha scoperto recentemente che a far scattare l’emicrania cronica ci siano, fra le altre cause, anche alcune sostanze prodotte dal tessuto adiposo: le cosiddette adipochine. Cephalalgia, la più importante rivista scientifica internazionale sulla cefalea ha appena pubblicato i dati conclusivi dello studio dei ricercatori torinesi, in cui si dimostra, per la prima volta, il ruolo di queste particolari sostanze nello sviluppo dell’emicrania cronica.

I meccanismi responsabili dell’emicrania cronica sono molteplici e non ancora ben conosciuti. Possono predisporre alla malattia fattori di rischio genetico ma possono facilitarne la comparsa anche lo stile di vita, in particolare una vita sedentaria e varie condizioni di stress.

Per molti anni si è pensato che il tessuto adiposo costituisse unicamente un deposito di sostanze grasse. Di recente è stato dimostrato invece che il tessuto adiposo è funzionalmente attivo e produce diverse sostanze, di natura proteica, le adipochine appunto, che influenzano l’attività del sistema immunitario, il peso corporeo, i processi infiammatori, così come la resistenza all’insulina, principale regolatore del nostro metabolismo.

Il gruppo di ricerca delle Molinette, coordinato dai professori Lorenzo Pinessi ed Innocenzo Rainero, ha rilevato le concentrazioni plasmatiche di tre adipochine (adiponectina, leptina e resistina) in una popolazione di emicranici cronici ed ha scoperto che, in rapporto ai controlli sani, i livelli di adiponectina e resistina erano nettamente aumentati negli emicranici cronici, con una correlazione significativa tra le concentrazioni di queste sostanze ed i marcatori dell’infiammazione e dell’insulino-resistenza.

I recettori per le adipochine sono localizzati in diverse aree cerebrali coinvolte nella regolazione del dolore e della cefalea; considerata la loro localizzazione, i ricercatori torinesi hanno voluto dimostrare che la stimolazione prolungata di questi recettori contribuisce in modo rilevante al mantenimento del dolore emicranico cronico. Dalla ricerca, inoltre, si evince che il paziente affetto da emicrania cronica, oltre alla cefalea, può presentare un’alterazione di numerose altre funzioni, tra cui la risposta immunitaria e la risposta all’insulina. Si apre dunque un percorso che indirizza verso nuove strategie terapeutiche: riuscendo a controllare queste alterazioni metaboliche, sia tramite specifici farmaci che verranno sviluppati a partire da questo studio, sia applicando norme comportamentali adeguate quali un’attività fisica regolare, la perdita di peso ed il controllo dello stress, si potranno migliorare in modo significativo il dolore cronico e la disabilità correlate all’emicrania cronica.