Aumentare Il consumo di pesce riduce il rischio di infarto

fish-428056_1920L’interesse nei confronti degli acidi grassi poli-insaturi PUFA (Polynsaturated Fatty Acid) si può far risalire già ai primi anni ’70 quando alcuni ricercatori osservarono che gli eschimesi Inuit, residenti nel luogo d’origine, mostravano un’incidenza minore di eventi cardiovascolari e di cardiopatia ischemica rispetto alla controparte residente in Danimarca od emigrata nei Paesi industrializzati. Da allora è stato un susseguirsi di ricerche sia sperimentali su modelli animali sia cliniche, che hanno dimostrato i numerosi effetti favorevoli dei PUFA. Il primo effetto biologico individuato è stato quello ipotrigliceridemizzante, per cui tali farmaci sono stati inizialmente utilizzati per il trattamento delle dislipidemie. Successivamente sono stati evidenziati gli effetti antiaggregante, antiaterotrombotico e quello antiaritmogeno. I risultati di uno studio pubblicato online su JAMA Internal Medicine, che ha raggruppato di 19 coorti internazionali di individui senza pregressa malattia cardiaca, hanno dimostrato come gli elevati livelli di acidi grassi polinsaturi (PUFA) omega-3 sono correlati ad una riduzione del rischio di incorrere in un evento cardiaco fatale entro 10 anni, sebbene tale correlazione non sia stata evidenziata per un infarto miocardico non fatale. L’effetto principale degli acidi grassi omega-3 derivati dal pesce è infatti quello di stabilizzare le membrane cardiache e ridurre il rischio di fibrillazione ventricolare, ma non di impedire la rottura della placca aterosclerotica.

Classificazione degli Acidi Grassi (Dei Cas, Nodari. Excerpta Medica 2003, mod.).

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Per poter giungere a queste conclusioni sono stati analizzati i dati di 45.637 partecipanti provenienti da 16 Paesi (Australia, Costa Rica, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Israele, Italia, Norvegia, Russia, Singapore, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti) che sono stati sottoposti all’esame del sangue per la misurazione dei livelli degli acidi grassi. I pazienti, che avevano un’età media di 59 anni, e che non presentavano alcuna precedente storia di infarto miocardico, angina pectoris, rivascolarizzazione coronarica o ictus, sono stati seguiti per una media di 10 anni durante i quali sono stati evidenziati 7.157 infarti del miocardio non fatali e 2.781 eventi cardiovascolari che hanno invece provocato il decesso. L’incremento del livello dei PUFA omega-3 nel sangue è risultato associato a una modesta minore incidenza eventi cardiovascolari fatali. E’importante dunque seguire una dieta sana per il cuore basata su almeno due o tre porzioni di pesce grasso a settimana, in linea con le raccomandazioni della American Heart Association.