Aumento del fenomeno dell’antibiotico-resistenza: nuovi dati europei e strategie per arginare il fenomeno

pilloleAccade sempre più frequentemente che alcune malattie infettive ormai sotto controllo da decenni, tra cui quelle della pelle, delle vie urinarie o respiratorie, tornino a rappresentare una vera e propria minaccia per la collettività, questo a causa della crescente diffusione di batteri resistenti, in grado di difendersi e sopravvivere alle terapie antibiotiche.

L’uso improprio degli antibiotici, che ormai da anni rappresenta un problema sanitario sempre più complesso da gestire, ha comportato lo sviluppo di patogeni resistenti alle terapie attualmente disponibili, a cui purtroppo non corrisponde la ricerca e lo sviluppo di nuove molecole. Secondo le stime dell’OMS, entro il 2050 le infezioni resistenti agli antibiotici potrebbero rappresentare la prima causa di morte al mondo, con un tributo annuo di oltre 10 milioni di vite, più del numero dei decessi attuali causati dalle neoplasie.

L’Italia è purtroppo il Paese europeo con le più elevate percentuali di resistenza nei confronti della maggior parte degli antibiotici, inclusi i carbapenemi. Le popolazioni di pazienti maggiormente interessate da questa emergenza sono soprattutto i pazienti cosiddetti “fragili”, le persone anziane, affette da più patologie e gli individui immunocompromessi, soprattutto quando si trovano ricoverati all’interno di strutture ospedaliere, dove non sempre vengono adottati o rispettati i protocolli idonei a bloccare il diffondersi delle infezioni, come il lavaggio delle mani o le precauzioni nel trasferimento dei pazienti. Alla luce di questo scenario tutt’altro che roseo, si sta tentando di arginare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza, grazie al coinvolgimento di diversi attori quali i rappresentanti delle Istituzioni, le Società Scientifiche e le Aziende farmaceutiche.

Sono circa 4 milioni le infezioni da antibiotico-resistenza registrate ogni anno in Europa; circa 37.000 i decessi stimati con un assorbimento di risorse (sanitarie e non) che ammonta a circa 1,5 miliardi/anno. In Italia le infezioni correlate all’assistenza o intra-ospedaliere colpiscono ogni anno circa 284.000 pazienti (dal 7% al 10% dei pazienti ricoverati) causando circa 4500-7000 decessi. Le più comuni infezioni sono polmonite (24%) e infezioni del tratto urinario (21%). Se i termini dell’emergenza sono ormai chiari, cominciano a delinearsi meglio anche le strategie per affrontarla. È opportuno sfruttare al meglio tutte le risorse per accelerare lo sviluppo di nuove molecole antibiotiche e renderle immediatamente accessibili ai pazienti oltre che attuare una vera e propria stewardship antibiotica, che consenta l’utilizzo appropriato di questi farmaci all’interno degli ospedali e sul territorio per impedire lo sviluppo di nuove resistenze. Altro aspetto da non trascurare è la promozione della pratica vaccinale che soprattutto negli ultimi anni ha subìto un sensibile e preoccupante calo. A tal proposito è necessario attuare una campagna informativa diretta a educare i cittadini e i medici all’uso appropriato degli antibiotici in tutti gli ambiti: ospedali, territorio, strutture veterinarie.

Per poter contrastare l’assenza di terapie antibiotiche efficaci è inoltre fondamentale investire nella ricerca e nello sviluppo di nuove molecole, favorendo e sostenendo la realizzazione di studi clinici a livello europeo, oltre allo stanziamento di risorse adeguate. L’OMS sta attuando numerose iniziative volte a sostenere il giusto approccio alla gestione dell’antibioticoterapia e a ridurre la comparsa di antibiotico-resistenze. Tra queste ricordiamo la campagna di sensibilizzazione Save Lives: Clean Your Hands, che si svolgerà anche quest’anno in primavera, dedicata alla prevenzione e al controllo delle infezioni, attraverso l’igiene delle mani nei luoghi di cura e sulla polmonite associata a cure mediche e a ventilazione. Si tratta di un appuntamento annuale, che si ripete ormai dal 2010, il cui scopo è quello di ribadire il ruolo chiave dell’igiene delle mani, riconosciuta come una delle pratiche centrali per proteggere il paziente dalla trasmissione di infezioni. I risultati di numerosi studi hanno dimostrato, infatti, che rispettando la corretta igiene delle mani si riduce il rischio di trasmissione delle infezioni.