BPCO: in approvazione un nuovo farmaco per il trattamento della malattia

upper-body-944557_1280La broncopneumopatia cronica ostruttiva, ossia la BPCO, è una malattia respiratoria che colpisce 65 milioni di persone nel mondo. Un dato in continuo aumento, a causa anche dei cambiamenti climatici e degli stili di vita sbagliati e che, secondo l’OMS, sarà la terza causa di morte nel 2030 dopo ictus e infarti.

Questo tipo di patologia induce ad una contrazione eccessiva i muscoli dei bronchi, che si infiammano in maniera cronica. Il paziente inizia così ad avere difficoltà nella respirazione, sviluppando una tosse persistente con una produzione eccessiva di muco e un senso di oppressione al petto.

Sul mercato sono disponibili diversi farmaci per trattarla, ma ognuno di essi agisce solo su una parte della malattia. I farmaci utilizzati nel trattamento della BPCO sono principalmente tre: il Laba, il Lama e l’Ics. Il Laba è utilizzato per far rilasciare i bronchi; il Lama riduce la contrazione dei muscoli bronchiali, e l’Ics spegne l’infiammazione cronica.

I tre farmaci non riescono singolarmente a curare la malattia perché bisognerebbe combinarli insieme, cosa non possibile a causa dei diversi inalatori con cui devono essere assunti i farmaci. Il risultato è una terapia complicata che nel 90% dei casi non viene seguita dai pazienti; infatti solo 1 paziente su 10 segue la terapia prescritta.

Partendo da questo problema, l’azienda Chiesi Farmaceutici, ha deciso di investire per creare una formulazione in grado di unire le tre molecole in un unico inalatore. Inoltre le particelle sono state rese ancora più piccole, in modo da raggiungere i polmoni con più facilità. Il farmaco, in attesa dell’autorizzazione da parte dell’Agenzia Europea del Farmaco, dovrebbe essere immesso sul mercato nei prossimi 12-18 mesi.

Paolo Chiesi, vice-presidente e direttore ricerca e sviluppo della Chiesi Farmaceutici, in un’intervista di ANSA, commenta così il risultato raggiunto: “Siamo orgogliosi di aver raggiunto questo importante traguardo. Una volta approvata, questa opzione terapeutica sarà un autentico progresso per la gestione dei pazienti affetti da BPCO, perché ridurrà l’impatto della patologia sia sulla salute sia sulla qualità della vita personale. Allo stesso tempo l’impatto clinico della terapia potrà contribuire a ridurre i costi diretti e indiretti associati all’ospedalizzazione dei pazienti”.