Cancro alla prostata: i portatori di mutazioni del gene Brca 2 sviluppano una forma più aggressiva

face-984031_1920Il carcinoma prostatico è divenuto, nell’ultimo decennio, il tumore più frequente nella popolazione maschile dei Paesi occidentali. Alla base di questo fenomeno, più che la presenza di fattori di rischio, c’è la maggiore probabilità di diagnosticare tale malattia, che è presente in forma latente nel 15-30% dei soggetti oltre i 50 anni e in circa il 70% degli ottantenni.

La diffusione del dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA), quale strumento per la diagnosi precoce, ha profondamente modificato l’epidemiologia di questo tumore. In Italia il tumore interessa circa 400 mila uomini e le nuove diagnosi raggiungono i 34mila casi l’anno, tanto che questo tipo di tumore è al primo posto per incidenza nei maschi, rappresentando il 20% di tutte le neoplasie diagnosticate a partire dai 50 anni di età e nel 2013 ha causato 7203 decessi. Oggi il tumore della prostata ha una sopravvivenza a 5 anni che si avvicina al 90% e questa percentuale aumenta quando la diagnosi è precoce.

Secondo i risultati di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori del Monash Partners Comprehensive Cancer Consortium di Melbourne in Australia, e pubblicato recentemente sulla rivista Nature Communication, gli uomini con una storia familiare di cancro alla prostata e che sono portatori di mutazioni del gene Brca 2 sviluppano una forma più aggressiva di carcinoma prostatico. Analizzando campioni di tessuto prelevato dai pazienti con carcinoma alla prostata in fase iniziale e non ancora trattato, ed effettuando l’analisi genetica è stato infatti possibile dimostrare che il profilo molecolare del tumore dei malati con mutazione di Brca 2 è del tutto simile a quello di un tumore metastatico in stadio avanzato.