Celiachia, identificato il meccanismo alla base del rischio

farro, grano, segaleNegli ultimi anni la celiachia è stata argomento di numerosi studi, convegni, progetti di ricerca e azioni di sensibilizzazione delle istituzioni ad intervenire con specifici provvedimenti normativi, attività di comunicazione e di educazione sanitaria, che hanno contribuito a migliorare notevolmente il quadro delle conoscenze relative ai suoi molteplici aspetti. Mentre fino a pochi anni fa era considerata una patologia rara, oggi rappresenta una delle malattie genetiche più frequenti in assoluto con una prevalenza di 1:130-300 individui nella popolazione generale europea, dove risulta essere una delle malattie genetiche più comuni, addirittura la più comune secondo il Centro Nazionale di Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità. Sono stati recentemente pubblicati i risultati di uno studio italiano condotto dal Consiglio nazionale delle ricerche (Igb-Cnr e Ibp-Cnr) e finanziato dalla Fondazione Celiachia e dal MIUR che sembrano aprire la strada alla determinazione della predisposizione alla celiachia. Lo studio ha analizzato la risposta immunitaria al glutine in relazione al rischio genetico e i risultati ottenuti hanno dimostrato perché soltanto alcuni geni della regione cromosomica (HLA) sono associati alla predisposizione nei confronti della celiachia. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista The Journal of Autoimmunity e dimostrano come nel 95% dei soggetti affetti da celiachia sino presenti alcuni specifici geni definiti di rischio o predisponenti la malattia, in quanto associati all’instaurarsi della risposta immunologica al glutine del grano. Perché si determini la predisposizione alla malattia è importante non solo il numero di questi geni HLA, ma anche la quantità di molecole di RNA da essi prodotta. Questi risultati aiutano a comprendere il meccanismo molecolare alla base anche di altre patologie autoimmuni.