Celiachia e svezzamento: l’introduzione al glutine e l’allattamento non influenzano la malattia

accompaniment-1829678_640La celiachia è una malattia autoimmune. Causata da un’intolleranza permanente al principale componente proteico di avena, frumento, farro, orzo, segale: il glutine. Per questo chi è celiaco deve escludere dalla propria dieta gli alimenti che lo contengono: parliamo quindi di pane, pasta, biscotti, pizza. Ad oggi, non esistono ancora farmaci in commercio in grado di prevenire questa condizione o di curare l’intolleranza alimentare del soggetto.

Secondo alcune ricerche, per evitare, l’insorgenza della malattia soprattutto nei bambini, è necessario che la madre scelga il momento più giusto per andare ad introdurre il glutine nell’alimentazione del figlio. E il momento migliore dovrebbe essere, secondo le ipotesi dei ricercatori, fra i quattro o i sei mesi di vita, o oltre se il bambino nasce da una famiglia in cui sono già presenti casi di celiachia. Un recente studio italiano finanziato dall’Associazione Italiana Celiachia e pubblicato sul NewEngland Journal of Medicine sembra invece confutare questa ipotesi. In merito allo svezzamento, lo studio stabilisce che l’introduzione del glutine, precoce (meno di 4 mesi) o tardiva (più di 12 mesi) che sia, non riduce la probabilità di sviluppare la malattia nei bambini a rischio. E non influisce sui tassi complessivi di incidenza e prevalenza della malattia durante l’infanzia. Rivede, dunque, quanto consigliato precedentemente (ovvero introdurre precocemente gli alimenti complementari, quindi una precoce esposizione al glutine, ridurrebbe il rischio di celiachia).

La ricerca nasce da una concreta esigenza di fare chiarezza sulla questione che sembra ancora controversa, per questo è stata condotta su oltre 700 bambini presenti in 20 centri di tutta Italia. Alcuni bambini hanno introdotto il glutine a 6 mesi, altri a 12 mesi. Tutti sono stati seguiti per 10 anni, per capire se vi fosse correlazione tra la comparsa della celiachia e le modalità di allattamento e svezzamento. Spiega il dottor Catassi, pediatra dell’Università Politecnica delle Marche di Ancona e presidente della Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica: “il risultato è stato chiaro: il momento di introduzione del glutine non influenza in alcun modo il rischio successivo di celiachia.”

La durata dell’allattamento materno, e il suo mantenimento o meno durante lo svezzamento, non incidono sull’insorgenza della malattia, il cui unico fattore di rischio sicuro rimane il profilo genetico in corrispondenza di una particolare regione di DNA chiamata HLA. Possono dunque tirare un sospiro di sollievo i genitori di bambini affetti da celiachia, preoccupati che le loro scelte durante lo svezzamento possano compromettere la salute del bambino: è la genetica, più delle scelte, ad avere un ruolo in questo senso.