Celiachia: tempo di introduzione del glutine e allattamento al seno non hanno effetti sul rischio

Riso_maturo_Credit_VecchiLa European Society for Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition (ESPGHAN) ha elaborato un documento, pubblicato sulla rivista Journal of Pediatric and Gastroenterology Nutrition, in cui si afferma che l’età di introduzione del glutine non ha alcun effetto di riduzione del rischio di sviluppare la malattia celiaca (MC) nei bambini a rischio.

La malattia celiaca (o celiachia) è una malattia genetica autoimmune che provoca l’infiammazione cronica dell’intestino tenue ed è scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti; colpisce circa l’1-3% della popolazione mondiale ed è caratterizzata da un quadro clinico variabilissimo, che va dalla diarrea profusa con marcato dimagrimento a sintomi extra-intestinali, all’associazione con altre malattie autoimmuni. La malattia può essere diagnosticata attraverso la ricerca sierologica e la biopsia della mucosa duodenale in corso di duodenoscopia. Per poter individuare i soggetti a rischio sono disponibili i test genetici, che sebbene non consentano una diagnosi certa, permettono di individuare le caratteristiche genetiche che comportano un aumento di rischio di sviluppare la malattia. I geni legati al rischio di sviluppare la malattia celiaca sono presenti nel 30%-40% della popolazione europea generale, e nel 75-80% dei bambini che hanno un parente stretto (genitore o un fratello) con la malattia celiaca.

Gli esperti dell’ESPGHAN, grazie all’analisi dei dati emersi da due studi controllati e randomizzati hanno concluso che l’età di introduzione del glutine nella dieta del bambino, presto o tardi, influenza l’incidenza durante i primi 2 anni, ma non l’incidenza cumulativa e la prevalenza di MC durante l’infanzia, e hanno indicato che la prevenzione primaria di MC attraverso interventi nutrizionali non è possibile al momento attuale. Il glutine può pertanto essere introdotto tra i 4 e 12 mesi, senza avere alcun impatto sul rischio assoluto di sviluppare la malattia celiaca durante l’infanzia, evitandone comunque grandi quantità durante i primi mesi dopo l’introduzione. Gli autori, basandosi sui risultati degli studi relativi alle famiglie con parenti di primo grado con malattia celiaca, suggeriscono inoltre che per quanto riguarda l’introduzione del glutine nei bambini provenienti da famiglie con parenti di primo grado che presentano la patologia, le prove sono insufficienti per formulare delle raccomandazioni. Secondo gli autori l’allattamento al seno, in qualunque momento o nel momento dell’introduzione del glutine, non sembra avere alcun effetto preventivo sullo sviluppo dell’autoimmunità nei confronti della malattia celiaca, sebbene suggeriscano che questi ultimi dati dovrebbero essere interpretati con cautela. L’allattamento tuttavia, indipendentemente dagli effetti sulla malattia celiaca, deve essere promosso per i noti benefici per la salute. In conclusione, gli esperti dell’ESPGHAN auspicano la realizzazione di studi volti a indagare gli effetti dei diversi tipi di glutine, e sulle quantità da introdurre nella dieta.

Foto: Alessandro Vecchi