Chirurgia robotica. Primo intervento di trapianto renale da vivente

Toscana sempreaid-1807541_640 (1) più all’avanguardia nella chirurgia robotica.

La chirurgia robotica, o telemanipolazione computer-assistita, è una pratica medica che permette ad un operatore di eseguire operazioni chirurgiche tramite un robot in grado di eseguire manovre comandate.

In quest’ottica la robotica applicata alla chirurgia rappresenta un’innovazione e la sua caratteristica principale sta nel fatto che il chirurgo non opera più con le proprie mani all’interno del corpo del paziente, ma si avvale di sofisticati strumenti ottici ed operativi introdotti attraverso delle piccole incisioni.

Il primo intervento di chirurgia robotica di trapianto renale è stato eseguito all’ospedale fiorentino di Careggi dall’equipe di chirurgia mini-invasiva e dei trapianti renali, dell’Azienda ospedaliero universitaria fiorentina, diretta dal professor Sergio Serni. La procedura di prelievo e trapianto renale è avvenuta utilizzando una sala operatoria chiamata “gemella” perché dotata di due letti e due robot chirurgici, uno per il donatore e l’altro per il ricevente. L’intera procedura è stata organizzata in 3 fasi: prelievo del rene, sua preparazione su banco e quindi trapianto. Questo ha consentito di risparmiare un’ora di tempo, riducendo al minimo i minuti in cui il rene non ha ricevuto ossigeno dalla circolazione sanguigna. In tutto l’intervento è durato 4 ore. La fase del prelievo dell’organo da un donatore vivente è stata meno invasiva; il robot chirurgico, manovrato dal chirurgo mediante una console, attraverso piccoli fori nell’addome del donatore, consente una massima precisione con un minore impatto sul corpo dello stesso. Dopo aver preparato il rene e valutato le sue condizioni, la seconda equipe, con l’altro sistema robotico, ha preparato il paziente a ricevere l’organo e quindi ha completato l’ultima fase di trapianto.

L’azienda di Carreggi fa sapere in una nota successiva: “L’utilizzo del robot nel trapianto rappresenta una metodica altamente innovativa che consente di ridurre al minimo i giorni di degenza post-operatoria grazie a una incisione di soli 6 cm, 3 volte più piccola rispetto alla chirurgia tradizionale. Questo permette di ridurre notevolmente il rischio di infezioni della ferita chirurgica nei pazienti da trapiantare che sono spesso diabetici e sottoposti a terapia immunosoppressiva, quindi particolarmente vulnerabili da virus e batteri”.

La ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica in ambito medico stanno facendo importanti progressi per promuovere e mettere a disposizione dispositivi all’avanguardia con l’obiettivo di una maggiore tutela della salute. Il futuro, anche medico, è dei robot?