Colesterolo: è davvero una storia di buoni e cattivi?

fried-eggsParlando di colesterolo, la prima cosa che va detta è che un suo eccesso è correlato ad un aumento del rischio cardiovascolare; il valore maggiormente in grado di prevedere l’aumento di questo rischio è il rapporto Colesterolo Totale/HDL (che dovrebbe essere <5 negli uomini e <4,5 nelle donne).

Vanno però chiariti tre aspetti sul colesterolo: non sappiamo misurarlo (infatti dosiamo le proteine che lo trasportano, HDL ed LDL), ne esiste uno solo (non ce n’è uno buono e uno cattivo) ed è “semplicemente” indispensabile alla vita. Infatti è un componente degli acidi biliari, serve a rendere flessibili le membrane cellulari, a produrre gli ormoni steroidei e la vitamina D.

Tanto è importante che lo produciamo: il nostro fegato (in parte anche intestino e pelle) si prende la briga di sintetizzarne circa l’80% del fabbisogno, mentre il resto viene assunto con la dieta. I valori ematici del colesterolo possono essere innalzati dall’assunzione di sostanze (per es. farmaci) o cibi poco tollerati dall’organismo; in questo caso aumenta il livello di HDL ed LDL circolanti nel sangue che trasportano queste sostanze nel fegato, che si preoccupa di metabolizzarle e poi le elimina. Inoltre, sorprendentemente, il controllo della riduzione della produzione di colesterolo coinvolge in buona parte l’insulina. Quindi tentare di ridurre l’ipercolesterolemia semplicemente riducendo l’apporto di grassi animali e senza analizzare le abitudini alimentari spesso risulta fallimentare, perché si finisce per mangiare una maggiore quantità di zuccheri (per esempio quelli contenuti nella frutta fresca) aumentando, di conseguenza, la produzione di insulina.

Un ultimo motivo per cui si osservano valori nettamente più alti rispetto a quelli di riferimento è l’ipercolesterolemia familiare, una patologia genetica dovuta all’alterazione dei recettori per le LDL, che conseguentemente aumentano. Solo in questo caso, più precoce è l’inizio della terapia farmacologica, più questa è efficace e riesce a ridurre il rischio cardiovascolare, altrimenti la terapia farmacologica dovrebbe essere istituita solo se il cambiamento dello stile di vita non dà risultati.

Per supportare l’approccio alimentare, può essere utilizzato un integratore a base di riso rosso fermentato, in grado di ripristinare più velocemente il quadro lipidico. Questi integratori vanno comunque sempre assunti sotto il controllo di un Professionista, in quanto possono avere delle controindicazioni