I colori del cibo: è il nostro cervello a scegliere cosa mangiare

tomatoes-1345563_640Molte delle nostre azioni o delle nostre scelte quotidiane sono condizionate dai colori; questi infatti, inviano un segnale al nostro cervello indicando cosa fare e cosa no sulla base di convenzioni comuni, abitudini, conoscenze, esperienze passate. Anche nell’alimentazione i colori dei cibi risultano fondamentali per lanciare istruzioni al nostro cervello e farci operare delle scelte di gusto. D’altronde sappiamo già che l’atto del mangiare coinvolge tutti i sensi e che spesso ci ritroviamo a mangiare prima con gli occhi e, solo dopo aver passato l’esame visivo, con la bocca. La mela imperfetta, la carne secca o la pasta che già a guardarla appare scotta e gommosa sono solo alcuni dei dettagli che possono farci perdere l’appetito ma il fattore fondamentale, quello che ci spinge inesorabilmente a fare una classifica netta e drastica, è il colore degli alimenti.

Il colore, quindi, diventa segnale di pericolo e ci fornisce indicazioni primarie sul cibo: se un frutto è verde è acerbo, se ha un bel colore è maturo e se tende al marrone è marcio. Prima ancora di assaggiarlo abbiamo già una chiara idea del gusto che avrà, aspro, dolce o acido, come se vista e gusto si fossero associati a creare una sensazione unica. E’ provato scientificamente che il nostro cervello associa al colore dei cibi sensazioni positive o negative secondo un “pregresso mentale” che ci lega a sensazioni gradevoli o spiacevoli vissute nel passato. Lo mette in evidenza una ricerca italiana, pubblicata su Scientific Reports, che attribuisce al colore rosso un’attrattiva particolare sull’uomo, opposto invece al colore verde che ci fa essere più restii alle grandi abbuffate. La spiegazione è naturale; gli alimenti rossi sono più nutrienti e calorici rispetto agli altri, la selezione viene fatta a livello istintivo esattamente come già era stato dimostrato nel caso di alcuni primati. I neuroscienziati della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste, monitorando le reazioni dei partecipanti ai loro test, hanno mostrato centinaia di immagini ad un campione di 68 persone chiedendo loro di stimare quanto gli alimenti ritratti fossero invitanti e ricchi di calorie ed hanno, in tal modo, messo in relazione il colore dei cibi, l’attrazione che suscitano ed il giudizio sul loro apporto calorico.

Lo studio ha analizzato anche la presenza dei cibi cotti, che secondo i partecipanti alla ricerca, offrono un maggior nutrimento rispetto ai cibi naturali. Proprio per i cibi cotti, però, sembra non aver più valore l’istruzione condivisa dei colori rosso e verde. Nel caso del cibo cotto, però, la dominanza rosso-verde non offre più un’informazione affidabile, quindi si potrebbe pensare che il cervello non applichi questa regola ai cibi processati.

La consapevolezza che determinati colori nei cibi potranno suscitare maggiori effetti sull’uomo trova già importanti applicazioni nel marketing, ma potrebbe essere un valido aiuto anche nella lotta ai disturbi alimentari e all’obesità.