Diabete mellito, raddoppiati i malati rispetto agli anni ’80

diabeteIl diabete mellito sta dilagando nel mondo è infatti tra le malattie più diffuse con un tasso di crescita impressionante ovunque: nei paesi sviluppati, in quelli emergenti e in quelli ancora in via di sviluppo. Da metà degli anni ottanta ad oggi i malati sono raddoppiati: gli individui affetti dalla malattia nel mondo sono ormai vicini ai 400 milioni e la stima e che raggiungano i 600 milioni entro il 2035 ragione per cui la lotta al diabete rientra tra le tre emergenze sanitarie identificate dell’ONU e dall’OMS insieme alla malaria e alla tubercolosi. Parliamo soprattutto di diabete di tipo due che rappresenta più del 90% dei casi, che insorge con l’età o con stili di vita sbagliati e non sempre è individuato in modo tempestivo aggravando la malattia.  L’età media alla diagnosi del diabete tipo 2 in Italia e attualmente 50-55 anni ma ormai non sono pochi i casi in cui la diagnosi avviene prima di aver compiuto 30 anni, pertanto la prospettiva è quella di vivere con la malattia per 50-60 anni.

Per poter rilevare la presenza del diabete è necessario sottoporsi a indagini mirate. I test sono tre (tabella 1); come prima cosa è necessario misurare la glicemia a digiuno, se il livello di zucchero nel sangue è uguale o superiore a 126 mg/dl è necessario sottoporsi ad una seconda misurazione a distanza di qualche giorno, a meno che non sia stato riscontrato un valore particolarmente elevato. Altro esame da fare consiste nel prelievo dell’emoglobina glicata, ovvero la quantità di glucosio che si attacca alla molecola di emoglobina e si misura nell’arco di tre mesi, che non deve essere superiore o uguale a 48 mmol/mol (6.5%). Un altro esame consiste nella cosiddetta curva glicemica che si esegue misurando la concentrazione degli zuccheri del sangue dopo aver bevuto una bevanda zuccherata, in questo caso se il valore è superiore a 200 mg/dL allora c’è diagnosi di diabete.

Fonte: Il diabete in Italia a cura di Enzo Bonora e Giorgio Sesti
Fonte: Il diabete in Italia a cura di Enzo Bonora e Giorgio Sesti

Per quel che riguarda la prevenzione l’età avanzata, la presenza in famiglia della malattia e l’eccesso di peso rappresentano i principali fattori di rischio. Probabilmente ci sono anche delle interazioni degli inquinamenti ambientali, conservanti, coloranti, edulcoranti, in grado di modificare la flora batterica intestinale, che modificata produce sostanze ad azione diabetogena. Anche nell’aria che respiriamo ci sono sostanze ad azione diabetogena: è stata infatti osservata una correlazione tra il diabete e le polveri sottili. L’OMS nel «Global report on diabetes» di pochi mesi fa suggerisce un maggiore impegno da parte della politica: serve tassare di più i prodotti molto zuccherati e preconfezionati, diminuire il prezzo di frutta e verdura, cambiare le etichette, promuovere alimenti per bambini salutari. Inoltre l’attività fisica deve essere promossa anche attraverso una pianificazione urbana adeguata e sport dai prezzi accessibili.