Diagnosi sempre più precoce per un futuro senza cancro dell’utero

lab-385348_1920Tra le maggiori cause di mortalità femminile si registra il tumore al collo dell’utero, il secondo tipo più diffuso di cancro tra le donne, subito dopo quello alla mammella. La rapida proliferazione delle cellule tumorali, che sta alla base della malattia, è dovuta ad una pre-condizione in cui si verifica un rapido aumento della sintesi di proteine, lipidi e acidi nucleici.

Un gruppo di ricerca italo-britannico, di cui fa parte l’Istituto di Struttura della Materia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Ism-Cnr) di Roma Tor Vergata, con l’obiettivo di studiare nel dettaglio come captare precocemente questi primi segni,  ha impiegato per la prima volta presso Daresbury (Inghilterra) lo Scanning near-field optical microscopy (Snom), un microscopio ottico a scansione a campo vicino, insieme con un Infrared free electron laser (Ir-Fel), un laser a elettroni liberi a raggi infrarossi. La ricerca è pubblicata su Scientific Reports.

“Siamo riusciti a dimostrare che la combinazione del microscopio con il laser a raggi infrarossi permette di distinguere il tessuto sano da quello dove è presente il carcinoma fin dal primissimo insorgere della malattia e fornisce informazioni chimiche importanti per il rilevamento di anomalie delle cellule del collo dell’utero e per la diagnosi del cancro a risoluzioni spaziali anche minime, oltre gli 0.2 micron”, spiega Antonio Cricenti, ricercatore di Ism-Cnr. “La tecnica Snom-Ir-Fel, di estrema precisione, può essere utilizzata per identificare la posizione all’interno delle cellule di biomarcatori, molecole che permettono di individuarle e isolarle, portando ad una maggiore comprensione dello sviluppo del cancro e consentendo di identificare le esatte posizioni nelle quali agire con la terapia. Il microscopio Snom, sviluppato presso l’Ism-Cnr di Roma Tor Vergata, è stato incorporato anche ad un microscopio ottico invertito, che utilizza una sorgente di luce dall’alto anziché dal basso come nel consueto microscopio, per individuare cellule specifiche di interesse sul campione. La combinazione delle due tecnologie ha permesso allo Snom di scansionare e ottenere le immagini delle cellule cervicali catturate dal microscopio invertito”, conclude il ricercatore, mettendo l’accento sul fatto che, evidentemente, le potenzialità dello strumento non sono di certo limitate.

Il progetto, finanziato in Gran Bretagna dallo Science and Technology Facilities Council (Stfc) negli ultimi cinque anni, sarà presto seguito da una nuova programmazione, appena approvata dall’Engineering and Physical Sciences Research Council (Epsrc), indirizzata alla costruzione di un’altra sorgente infrarossi.