Dolore cronico: terapie inappropriate e assistenza inadeguata

headache-513526_1280Il dolore cronico non neoplastico rappresenta un problema in costante aumento, soprattutto nei Paesi ricchi, con notevoli costi sociali ed economici. Secondo gli esperti, un dolore può essere definito cronico quando è presente da almeno 90 giorni. In Europa soffrono di dolore cronico circa 80 milioni di cittadini, nella maggior parte dei casi si tratta di lombalgia, ma sono numerosi anche i casi di dolore reumatico e alle articolazioni. A sei anni dall’approvazione della legge 38, che ha sancito il diritto di ogni cittadino italiano a non soffrire, il dolore cronico continua a rappresentare un importante problema di salute pubblica. Secondo i risultati dell’indagine “Pain in Italy”, che ha indagato l’impatto e la gestione del dolore cronico in Italia, sono ancora troppe le persone non trattate e anche quando vengono assunti i farmaci spesso la prescrizione non si mostra adeguata. I dati emersi dall’indagine promossa dal Movimento Consumatori in collaborazione con il Centro Studi Mundipharma descrivono una situazione allarmante: nonostante il 90% dei pazienti sia colpito da un dolore di intensità di grado moderato-severo, uno su tre non riceve alcun trattamento, il 33% del campione analizzato che lamenta una qualche forma di sofferenza fisica non riceve infatti alcuna terapia. Dalle analisi emerge inoltre che spesso per trattare il dolore si ricorre ad un uso inappropriato delle terapie. Attualmente i farmaci maggiormente utilizzati per la terapia del dolore appartengono a due categorie, i FANS e gli oppiodi, sebbene l’utilizzo FANS sia di gran lunga superiore. Nonostante l’impiego dei FANS sia sconsigliato nelle terapie di lungo periodo da numerose Linee Guida a causa dei gravi danni che questi farmaci possono provocare a livello gastrico e cardiovascolare, dall’indagine “Pain in Italy” è emerso che anche quando il dolore cronico aumenta di intensità, nella maggior parte dei casi si continua a ricorrere ai FANS che sono prescritti principalmente dal Medico di Medicina Generale (64,4%) e dallo specialista (54,6%).