Emicrania: la meditazione aiuta a lenire i sintomi

headache-1235582_1920L’emicrania, come dimostrano svariati studi epidemiologici, è una cefalea primaria frequente e disabilitante e viene annoverata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità al 19° posto nella graduatoria delle patologie disabilitanti; l’importanza di trovare soluzioni pratiche è dunque fondamentale. Le cause scatenanti sono le più disparate e vanno dai cibi allo stress, ma nonostante alcuni fattori scatenanti (ad esempio le mestruazioni) e clinici (cioccolato e aspartame) siano stati ben descritti negli studi epidemiologici, il legame causale nel singolo paziente può risultare difficile.  Lo stress rappresenta comunque un fattore eziologico molto noto per il mal di testa al punto che un gruppo di ricercatori della Wake Forest Baptist University ha pubblicato sulla rivista Headache, uno studio il cui obiettivo è stato quello di valutare la sicurezza, la fattibilità e gli effetti di una seduta di meditazione o yoga.

Lo studio è stato condotto su 19 soggetti adulti affetti da emicrania e suddivisi in due gruppi. Il primo, formato da dieci persone, si è sottoposto all’MSBR, uno specifico intervento basato sulla riduzione dello stress attraverso la mindfulness – la meditazione di consapevolezza-  mentre gli altri nove hanno ricevuto le terapie somministrate di routine. Il gruppo MBSR ha praticato una sorta di meditazione della durata minima di 45 minuti per cinque giorni a settimana. Tutti i partecipanti sono stati seguiti ed esaminati sia prima che dopo, valutando il grado di consapevolezza, disabilità e autoefficacia. Inoltre, è stato loro richiesto di tenere un registro riguardante gli episodi emicranici in cui veniva autodiagnosticata l’intensità del dolore e la durata. I partecipanti all’MBSR hanno manifestato un minor numero di attacchi di emicrania, e nei casi in cui questi si sono presentati, sono stati meno gravi. I pazienti del gruppo MBSR hanno inoltre presentato un’emicrania di durata più breve e meno invalidante, e nel tempo hanno acquisito miglior consapevolezza e autoefficacia, ossia un senso di controllo personale della loro patologia. In sostanza, rispetto al gruppo di controllo, si è evidenziata una riduzione dell’1,4% degli episodi, tutti significativamente più brevi e meno gravi.