Fegato grasso nei bambini, valutare l’elasticità dell’organo con una tecnica non invasiva aiuta a comprenderne lo stato di salute

child-1111818_1920La steatosi epatica rappresenta purtroppo una malattia sempre più frequente nell’infanzia. Nei paesi occidentali interessa fino al 20-40% dei bambini obesi e tra il 25 e il 40% di questi bambini la malattia progredisce nel corso di pochi anni, aumentando il rischio di sviluppare diabete mellito e complicanze legate all’epatopatia. Una delle conseguenze più gravi della steatosi epatica pediatrica è rappresentata dalla fibrosi epatica, che consiste nella formazione di tessuto cicatriziale a carico del fegato e che ne compromette la funzionalità. La malattia nella popolazione pediatrica è piuttosto subdola, poiché essendo di recente insorgenza è difficile riuscire ad identificare i sintomi legati alla ridotta funzionalità epatica.

E’ però fondamentale accertare la presenza o meno di fibrosi epatica, perché con il passare degli anni può andare incontro a processi evolutivi che conducono alla cirrosi epatica oltre che allo scompenso da insufficienza d’organo. Fino a pochi anni fa l’unico modo per attestare la presenza di fibrosi epatica era l’utilizzo della biopsia epatica che presenta numerosi limiti legati all’invasività della procedura e quindi all’impossibilità di ripetere l’esame nel tempo, mentre recentemente, grazie all’impiego di una tecnica del tutto non invasiva è possibile stabilire se il fegato del bambino abbia iniziato a perdere funzionalità divenendo meno elastico e sviluppando fibrosi epatica. Grazie a questa nuova metodica diagnostica è possibile misurare l’elasticità del fegato, parametro che è direttamente correlato alla presenza o meno di fibrosi.

Questa nuova tecnica, che di per sé è molto simile ad una normale ecografia, si basa sull’elastografia, un esame in grado di valutare la perdita di elasticità del fegato e che si può ripetere più volte nel tempo nel tempo, senza rischi per il paziente. Proprio l’elastografia è stata utilizzata presso il Policlinico A. Gemelli di Roma nel corso di uno  studio  effettuato sui  bambini (nella maggior parte dei casi sovrappeso o obesi) con diagnosi di steatoepatita accertata tramite biopsia epatica. I risultati dello studio, recentemente pubblicato sulla rivista “Radiology, dimostrano l’efficacia e la riproducibilità della metodica nella diagnosi non-invasiva della fibrosi epatica di grado lieve e di grado moderato.

L’utilizzo di queste metodiche non invasive è di estrema importanza perché potrà in futuro ridurre l’utilizzo della biopsia epatica per la diagnosi e il follow-up di questa importante causa di epatopatia in ambito pediatrico. L’uso dell’elastografia sui pazienti pediatrici è stato promosso da una ricerca condotta tramite una partnership tra l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli, coordinata dal professor Valerio Nobili, Direttore Malattie Epato-Metaboliche del nosocomio pediatrico e dal professor Antonio Gasbarrini, Direttore dell’Area Gastroenterologia del Gemelli con il supporto tecnico della dr.ssa Lidia Monti del dipartimento immagini del Bambino Gesù.