Il futuro dei batteri intestinali nelle terapie della Spondiloartite?

koli-bacteria-123081_1280Il microbiota intestinale, l’insieme di batteri che popolano il nostro intestino e che qualcuno definisce ancora come “flora batterica”, è considerato ormai un vero e proprio organo e come tale viene studiato in tutte le sue trasformazioni.

Di recente, uno studio australiano, presentato all’ultimo International Congress on Spondyloarthritides 2016, lo ha esaminato in relazione alle sue variazioni in pazienti affetti da spondilite anchilosante: in soggetti portatori del gene associato allo sviluppo di questa patologia, infatti, il microbiota è risultato composto da specie microbiche diverse rispetto a quelle riscontrate in individui in cui il gene, denominato allele HLA-B27, non era presente. E’ un dato importante che potrebbe aprire nuovi sviluppi nella ricerca delle cause e nella cura di questa patologia.

La Spondilite Anchilosante è una malattia reumatica infiammatoria sistemica che coinvolge prevalentemente le articolazioni spinali e sacro-iliache. E’ una condizione responsabile di dolore lombare, rigidità ma anche di notevole riduzione della capacità funzionale articolare con gravi conseguenze sugli aspetti socio-economici.

La causa non è nota, come per tutte le patologie reumatologiche, sebbene si ipotizzi, oltre al contributo di fattori genetici appunto, anche quello di fattori ambientali, come infezioni comuni.

Il dr. Matt Brown, direttore del dipartimento di genomica presso la Queensland University of Technology di Brisbane, in Australia, che ha presentato lo studio, ha evidenziato che in campioni di feci di pazienti sani, è stato riscontrato un effetto consistente dell’HLA-B27 sul microbiota.

Brown, già in uno studio precedente, aveva rilevato l’esistenza di un determinato profilo microbico nell’ileo (la parte finale dell’intestino tenue) di persone con spondilite anchilosante, altamente coerente con i risultati di questo studio.

“Questa è la prima dimostrazione negli esseri umani che il microbiota intestinale dei pazienti con spondilite anchilosante è diverso da controlli sani e ha sollevato la questione fondamentale se la spondilite anchilosante provochi differenze nel microbiota, o se è vero il contrario,” ha spiegato il dr. Brown.

Secondo gli autori dello studio, i risultati ottenuti supportano la teoria che le differenze nel microbiota siano alla base dell’insorgenza della spondilite anchilosante.

Gli autori hanno anche formulato una possibile ipotesi: si sa che patologie a livello intestinale sono un fattore causale nella spondilite anchilosante, il microbiota intestinale probabilmente innesca processi immunologici, in particolare legati all’interleuchina 23, che porterebbero alla spondilite anchilosante.

“Questi risultati – ha sottolineato il dr. Brown – hanno implicazioni per il trattamento della spondilite anchilosante. È noto che il trattamento della spondilite anchilosante è associato ad un miglioramento nella malattia intestinale, e che la gravità della malattia dell’intestino è legata alla gravità della spondilite stessa”.

Circa la metà di tutti i pazienti con spondiloartrite anchilosante mostra, infatti, segni di infiammazione intestinale simile a quella osservata nella malattia di Crohn.

“La vera implicazione è che i trattamenti che hanno come target il microbiota intestinale potrebbero essere efficaci nella spondilite e, potenzialmente, nella sua prevenzione”, ha aggiunto il dottor Brown. “Al momento, ci sono persone che utilizzano terapie non approvate, come probiotici e trapianto fecale con l’obiettivo di trattare la spondilite influenzando il microbiota, ma non abbiamo idea se siano terapie efficaci e/o sicure”.

“E’ come se prendessimo un nuovo farmaco senza conoscerne la sicurezza” ha precisato il dr. Brown. Bisognerà dunque attendere i dati relativi alla sicurezza, prima di pensare di effettuare cambiamenti nella composizione del microbiota perché quest’ultimo, come ormai dimostrato, è responsabile dell’insorgenza di numerose malattie.

In conclusione, da questo interessante studio emerge l’importanza della composizione microbica intestinale come possibile meccanismo di innesco della spondilite anchilosante. Resta ancora da valutare se agire sul microbiota, modificandolo, possa essere un metodo efficace e sicuro nella risoluzione o nel miglioramento di diverse patologie infiammatorie.