Ginecologi ospedalieri in estinzione: tutta colpa delle denunce

baby-210194_960_720Nuovo allarme lanciato dall’Anaoo Assomed: dal 2014 al 2023, assisteremo ad una riduzione drammatica del numero dei ginecologi ospedalieri soprattutto al nord. Secondo le statistiche nei prossimi anni si prevedono 3674 pensionamenti e solo 2160 nuovi ingressi con un totale in negativo di 1514 ginecologi.

Nicola Colacurci, presidente dell’Agui e professore ordinario di ginecologia alla Seconda università di Napoli dichiara: “Sono sempre meno i laureati in medicina che scelgono la scuola di specializzazione in ginecologia. Inoltre, tra questi solo il 20% decide di intraprendere una carriera ospedaliera, preferendo orientarsi, nell’80% dei casi, su un’attività prettamente ambulatoriale”.

Una delle ragioni principali che spinge questi professionisti lontano dalle strutture ospedaliere è sicuramente l’alta percentuale di rischio legata allo svolgimento della professione, soprattutto per chi decide di operare in prima linea, ovvero in sala parto.

Purtroppo il numero di denunce che coinvolgono questi specialisti è altissimo. Un medico può trovarsi coinvolto in un contenzioso medico legale che, può durare anche anni e rovinare la carriera e la reputazione. Pertanto, ad oggi uno specialista è costretto ad affrontare in media una spesa annua di assicurazione contro i rischi della professione che si aggira sui 18mila.

Il professor Colacurci aggiunge: “Presto assisteremo ad un’emigrazione inversa dei medici dal nord al sud. È chiaro che presto si dovranno riaprire i concorsi per riempire i posti vacanti. A quel punto chi per anni si è trasferito al nord cercherà di tornare a casa. Dopo anni assisteremo ad un fenomeno inverso. A soffrire la mancanza di personale specializzato saranno soprattutto gli ospedali del nord”.