Impiantate in Italia le prime protesi ossee stampate in 3D

Young-Joon Seol Wake Forest Institute for Regenerative Medicine (WFIRM) demonstrates Bioprinting muscle tissue, Richard H. Dean Biomedical Building (A1).
Young-Joon Seol (WFIRM) demonstrates Bioprinting muscle tissue, Richard H. Dean Biomedical Building (A1).

Presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, a cinque pazienti di età media 25 anni, sono state impiantate le prime protesi ossee stampate in 3D. I giovani pazienti avevano le ossa del bacino compromesse a causa di un tumore o in seguito al fallimento dell’impianto di una precedente protesi e la loro capacità di poter camminare era giudicata seriamente a rischio. La progettazione della protesi, per ciascun paziente, è stata effettuata “su misura”, attraverso l’utilizzo di una stampante 3D, basandosi sui dati di ogni singolo individuo, ricavati con tac e risonanza. È stato così possibile realizzare un bacino virtuale grazie al quale è stato identificato il “pezzo” di osso da sostituire. Il materiale con cui sono state realizzate le protesi è il titanio trabecolare, che riproduce fedelmente la struttura a trabecola dell’osso, che ricorda appunto quella di una trave. Il vantaggio principale di questo tipo di intervento è rappresentato dalla possibilità di ottenere una ricostruzione anatomicamente più appropriata possibile dei rapporti tra femore e bacino, cosicché dopo l’intervento i pazienti hanno maggiore possibilità di riprendere a camminare correttamente.

Gli obiettivi della stampa 3D in medicina sono però anche altri, si cerca con sempre maggiori sforzi nell’ambito della ricerca nel campo della bioingegneria molecolare di arrivare all’utilizzo di biomateriali, ovvero di materiale umano mescolato a quello biocompatibile non umano. Questo processo, che prende il nome di bioprinting, è una tecnologia che sta emergendo e che prevede l’utilizzo di biostampanti. Il processo di stampa rimane quello delle comuni stampanti ink-jet, ma viene impiegato il bio-inchiostro, rappresentato da cellule umane e da un particolare idrogel bio-inerte. L’obiettivo è quello di produrre strati di cellule viventi, formando una struttura predefinita e funzionale. Attraverso il bioprinting sarà possibile realizzare infatti, dispositivi sempre più su misura, non solo dal punto di vista strettamente anatomico, ma anche biochimico, ottenuti con un mix sia di sostanze plastiche che di sostanze umane.