Inquinamento e invecchiamento: Milano e Torino in testa

big-city-969862_1280L’inquinamento delle nostre città è notoriamente la causa principale di danno alla salute: le polveri sottili provocano ed accelerano i processi aterosclerotici ed arteriosclerotici, cosicché il cuore risulta più a rischio di malattia ed il cervello invecchia più velocemente.

Il meccanismo è semplice e diretto, quindi molto dannoso: l’inalazione del particolato fine (i cosiddetti PM2.5) provoca un processo di infiammazione nei polmoni, e attraverso il sangue, si ripercuote nell’arteria principale, la carotide, provocando ed accelerandone appunto i processi di deterioramento, specie nei soggetti con livelli di colesterolo troppo elevati.

Grazie all’elaborazione statistica dei dati sulle polveri sottili in città, forniti da ISPRA Ambiente (ad oggi i più aggiornati disponibili, i prossimi saranno resi noti a dicembre 2016) è stato possibile stimare la differenza sullo stato di salute di cuore e cervello degli abitanti di Milano e Torino rispetto alle persone che risiedono a Roma, che ha notoriamente un relativo minor tasso di inquinamento medio. A giudicare dai risultati emersi dagli studi sulla presenza di danno vascolare a livello carotideo, l’invecchiamento di cuore e cervello, nel capoluogo meneghino ed in quello piemontese, risulta fino a quattro volte più veloce rispetto a quanto si verifica nella Capitale, proprio a causa della combinazione inquinamento e colesterolo. “Numerosi studi scientifici recenti hanno, infatti, dimostrato” – annuncia il professor Alberico Catapano, Presidente della Società Europea per lo Studio dell’Aterosclerosi ed Ordinario di Farmacologia all’Università di Milano – “che l’esposizione alle polveri sottili in città provoca un ispessimento della carotide, quindi l’arteriosclerosi, ma anche la formazione di placche aterosclerotiche. Si è registrata, inoltre, una modifica qualitativa del “colesterolo buono”, l’HDL, che è risultato avere una ridotta capacità antinfiammatoria”.

“Ci sono inoltre evidenze scientifiche – aggiunge il professor Marcello Arca, professore di Medicina Interna, Responsabile e Segretario Nazionale della SISA, la Società Italiana per lo Studio dell’Aterosclerosi, – che suggeriscono che un elevato tasso di inquinamento possa anche far peggiorare un’importante funzione delle arterie, che è quella di vasodilatarsi secondo le necessità della circolazione del sangue. Questa anomalia, che si chiama disfunzione endoteliale, può più facilmente predisporre le persone alla formazione delle placche aterosclerotiche”.
“Con la riduzione della concentrazione di polveri sottili nelle nostre città anche solo di pochi punti” – illustra il dottor Luigi Gentile, Presidente SISA Piemonte e Valle d’Aosta – “è possibile ridurre già nel breve periodo il rischio di ispessimento rapido della carotide, quindi di invecchiamento precoce di cuore e cervello, a causa degli effetti dannosi dell’inquinamento anche sull’arteriosclerosi”.
L’occlusione più rapida della carotide a causa della combinazione tra polveri sottili e colesterolo elevato, aumenta altresì il rischio di eventi cardiovascolari, a partire dall’infarto. Ma il sangue che coagula più rapidamente favorisce anche le trombosi.
Il danno al flusso arterioso determinato dagli accumuli di colesterolo è quasi sempre generalizzato, ma si ripercuote soprattutto a carico degli organi più nobili, proprio a partire dal cervello, rendendo meno brillanti la memoria e la capacità di concentrazione e rallentando le capacità di ideazione.

Numerosi studi hanno confermato l’associazione tra inquinamento atmosferico e malattie, determinando il più alto impatto su quelle cardiovascolari. Il World Health Report dell’OMS stima che ogni anno circa 800.000 morti premature sono dovute all’inquinamento atmosferico in tutto il mondo.
La American Heart Association ha definito l’esposizione a PM2.5 come “un fattore modificabile che contribuisce alla morbilità e mortalità cardiovascolare”. E’ stato dimostrato, infatti, che innesca eventi cardiovascolari sia fatali che non fatali, mentre l’esposizione a lungo termine per le stesse particelle è associata ad una significativa riduzione della aspettativa di vita media della popolazione, effetto più grave in termini di carico globale di salute.
In Europa, si stima che se i livelli di PM venissero ridotti ai valori raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, il guadagno medio previsto in termini di speranza di vita sarebbe compreso tra 0,4 mesi a Dublino, la città meno inquinata, gli 11,6 mesi di Roma e i 22,1 mesi a Bucarest, la città più inquinata.

In Italia, questa necessità è ancora più pressante dal momento che, anche per motivi geografici, alcune città del nostro Paese presentano alti livelli di questi inquinanti. Secondo la pubblicazione “Air quality in Europe — 2015 report” dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), la Pianura Padana si conferma l’area con la peggiore aria da respirare in Europa, con Brescia, Milano e Torino che superano il limite UE di concentrazione media annua di 25 microgrammi per metro cubo per il PM2.5 (dati 2013). Venezia si ferma appena sotto questa soglia. Se si considera la soglia raccomandata dall’Oms, che è di 10 mcg/m3, sono sicuramente a rischio anche altre grandi città come Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Taranto e Cagliari.