Quando la pipì a letto diventa un problema

L’enuresi ovvero la comune “pipì a letto” è un problema diffuso soprattutto fino ai 10 anni.

Secondo i dati raccolti dalla Sip (Società Italiana di Pediatria) il 15% dei bambini sotto i cinque anni in Italia ne soffre, la percentuale scende al 5% per i bambini con età compresa tra i 5 e i 10 anni.

Si parla di disturbo quando le pipì notturne si presentano più di due volte a settimana per almeno tre mesi consecutivi, e in bambini di età superiore a 5 anni.

Il dottor Pietro Ferrara referente Sip, spiega: “Se vostro figlio ha meno di 5 anni, età entro cui si acquisisce normalmente il controllo degli sfinteri, e fa la pipì a letto questo è considerato fisiologico; può richiedere molta pazienza e tolleranza da parte dei genitori ma non deve allarmare. Prima dei 5 anni di età, infatti, non è indicato il trattamento farmacologico, ma solo dei consigli di tipo comportamentale”.

Si consiglia di rivolgersi al pediatra quando le pipì notturne si trasformando in un problema anche per l’autostima e le relazioni sociali del bambino stesso.

Solitamente il primo controllo suggerito dal medico curante sono gli esami chimico-fisico delle urine. Se il problema non è solo notturno sono necessari anche un’ecografia dei reni e della vescica.

Il Dott. Ferrara conclude: “È fondamentale non punire il bambino ma comprenderlo e sostenerlo. Raccomandiamo sempre ai genitori di evitare l’assunzione di caffeina (cioccolato, coca cola) e bevande ad alto contenuto di zuccheri o effervescenti; ridurre l’assunzione di liquidi, anche il latte, qualche ora prima di andare a dormire; prediligere cibi poco salati, frutta e verdura, evitando formaggi e cibi stagionati. Ai fini del successo della terapia, il pediatra dovrà incentivare la compilazione di un calendario delle notti asciutte, coinvolgendo il bambino e la famiglia al fine di migliorare l’adesione alla terapia”.