Liquirizia in gravidanza: problemi per lo sviluppo del feto per le donne che eccedono nei consumi

pregnant-2021797_640La liquirizia è una sostanza aromatica che viene estratta da una pianta spontanea che ha origini nell’Europa Meridionale. Possiede molte proprietà benefiche e da oltre 5 mila anni viene utilizzata a scopo terapeutico: facilita la digestione, disinfetta la gola, calma la tosse, protegge l’apparato gastrointestinale, contrasta la stipsi. Se assunta ad alte dosi la liquirizia aumenta la pressione arteriosa.

Da una ricerca effettuata in Finlandia, dove se ne fa un largo uso, sono emersi però dati allarmanti: la liquirizia deve essere infatti assunta a “bassi dosaggi” durante la gravidanza e non deve essere utilizzata allo scopo di alzare la pressione. I ricercatori finlandesi hanno analizzato 378 giovani dell’età media di 13 anni le cui mamme avevano consumato grandi quantità di liquirizia nel corso della gravidanza (oltre 500 grammi alla settimana), quantità medie (meno di 250 grammi) o che non avevano mai assunto la sostanza aromatica.

Secondo i risultati dello studio, i bambini nati da donne che consumavano più di 500 mg di liquirizia a settimana presentavano problematiche di natura neurologica. La glicirrizina contenuta nella liquirizia è infatti in grado di danneggiare la placenta e veicolare gli ormoni dello stress dalla madre al feto, provocando importanti danni a livello cognitivo e comportamentale. La liquirizia inoltre può coadiuvare l’aumento delle prostaglandine, sostanze simili agli ormoni in grado di indurre un parto prematuro.

E’ dunque importante fare chiarezza: una liquirizia di tanto in tanto, dopo i pasti, per aiutare la digestione o sedare la nausea, non presenta alcun tipo di controindicazione. L’importante è che il quantitativo non superi 300 mg a settimana.