Malattia di Crohn: individuato un nuovo test per la diagnosi

report-1698842_640Il Morbo di Crohn è una malattia infiammatoria cronica intestinale che interessa tutto il canale alimentare, dalla bocca fino all’ano. Generalmente riguarda l’intestino tenue (ileo) o il colon. Con un esordio clinico che si colloca tendenzialmente intorno ai 15 e 45 anni, la malattia di Crohn colpisce con la stessa frequenza maschi e femmine, ma è diffusa soprattutto nei paesi occidentali. Le cause non sono note, ma ci sono diversi fattori che combinati possono scatenare il morbo. Essendo una patologia presente nelle zone più ricche e industrializzate del pianeta, si presume che possa essere correlata a predisposizione genetica, stress ed inquinamento.

Al momento non esiste una cura definitiva. Nei casi più gravi è prevista l’asportazione chirurgica della parte intestinale interessata, tuttavia si è visto che nella maggioranza dei casi il problema torna a ripresentarsi entro un anno. Anche la possibile prevenzione potrebbe rivelarsi inutile, ma ciò che si può fare è evitarne l’evoluzione e le complicanze. Come? Prima di tutto con la diagnosi precoce, che consiste nel richiedere immediatamente esami del sangue, delle feci e un esame non invasivo dell’addome non appena si ha diarrea e/o dolori addominali continui per più di 4 settimane o anche una rapida perdita di peso.

A tal proposito uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Crohn’s and Colitis dai ricercatori dell’Arizona State University di Tempe (Stati Uniti), coordinati da Josh LaBaer ha identificato alcuni biomarcatori specifici della malattia di Crohn, che non erano presenti nel sangue dei soggetti sani. Gli autori hanno confrontato il sangue di 96 pazienti affetti dalla malattia di Crohn con quello di 96 persone sane, che avevano lo stesso sesso e la stessa età dei malati. Dopo aver individuato questi biomarcatori del sistema immunitario, tra cui gli anticorpi delle classi lgG e lgA, ne hanno osservato il comportamento in presenza di quasi 2000 proteine umane tramite una tecnica nuova chiamata Nappa (Nucleic acid programmable protein arrays). Dai test è emerso un legame tra la risposta immunitaria di queste proteine e la presenza della malattia.

Questa scoperta potrebbe consentire l’individuazione di nuovi trattamenti terapeutici e lo sviluppo di un nuovo test del sangue capace di effettuare una diagnosi accurata e di sviluppare una terapia appropriata al fine di contrastare una patologia difficile come questa.