Il microbiota: uno, nessuno e centomila

belly-2354_1920Ancora qualche anno fa si pensava alla “flora batterica” soltanto come a un accessorio del nostro intestino, ma più comprendiamo le sue funzioni e più acquista dignità: è considerata ormai un vero e proprio organo e ha conquistato un nome appropriato: “microbiota”.

Nel nostro organismo, in particolare nell’intestino, sulla pelle e su tutte le mucose, ospitiamo più cellule batteriche che umane. Questi batteri multitasking proteggono i tessuti, digeriscono alimenti per noi indigeribili, favoriscono l’assorbimento di alcune sostanze, producono vitamine, in più regolano il comportamento alimentare, il sistema nervoso e soprattutto il sistema immunitario, il cui ruolo cruciale non consiste solo nel combattere le infezioni, ma anche eliminare cellule tumorali e gestire processi infiammatori. Un microbiota in forma può dunque prevenire o contribuire a curare allergie, intolleranze alimentari, infezioni, infiammazioni, malattie autoimmuni e tumori.

Come rendere efficiente il microbiota? Le prime occasioni sono il parto naturale e l’allattamento al seno, poi uno stile di vita attivo e sano e un’alimentazione che comprenda anche cibi fermentati e vegetali crudi (fonti naturali di batteri). Quasi 100 anni di era antibiotica ci hanno insegnato a combattere strenuamente i batteri, ma se è necessario farlo quando questi mettono a rischio la nostra salute, l’uso scorretto e indiscriminato di farmaci e disinfettanti (per l’igiene personale e domestica) sicuramente non è una buona pratica poiché indebolisce il microbiota, selezionando batteri resistenti, talvolta patogeni.

L’equilibrio fra le migliaia di specie batteriche del microbiota può facilmente alterarsi (disbiosi). In questi casi possiamo usare integratori prebiotici e probiotici: i primi sono nutrienti utili ai batteri, i secondi sono proprio batteri appartenenti al microbiota, il cui ruolo nel favorirne il riequilibrio è riconosciuto dalla ricerca scientifica. Questi integratori devono essere consigliati da un Professionista preparato, perché un loro uso improprio può accentuare la disbiosi, affinché rispettino particolari caratteristiche: essere rivitalizzabili nell’intestino, essere in grado di riconoscere l’organismo umano e poter superare l’acidità dello stomaco. Inoltre è preferibile utilizzare ceppi specifici e non quelli normalmente impiegati nell’industria casearia (yogurt, formaggi, ecc.) e prodotti che contengano poche specie, in modo da evitare di farle competere per le risorse presenti e, magari, favorire quelle sbagliate. Un mito da sfatare: i probiotici non vanno assunti a stomaco vuoto, anzi prenderli dopo il pasto ne aumenta la sopravvivenza e l’efficacia.