Organismo… Diagnostico

MAMMO DEMO.115 copyLa medicina di oggi, tecnicamente potente come non lo è mai stata nel corso della storia dell’umanità, si avvale di mezzi sofisticatissimi per esplorare l’interno del corpo umano. Le radiazioni ionizzanti dei raggi X penetrano i tessuti biologici molli permettendo di ricavare immagini radiografiche, gli ultrasuoni quelle ecografiche, la risonanza magnetica produce immagini estremamente precise anche in tempo reale, mentre impiegando isotopi radioattivi per “illuminare” l’interno del corpo umano per ricavarne immagini si entra nell’ambito della medicina nucleare.
Tra le varie tecniche diagnostiche, quelle in campo ionizzante si espletano in ambienti appositamente progettati e verificati al fine di minimizzare la pur debole presenza di radioattività dispersa durante gli esami e dunque necessitano di speciali schermature anti raggi X, da applicare all’intero perimetro della stanza. Gli operatori stessi, sia medici che tecnici, si avvalgono di ambienti “regia” protetti da cui impostare i parametri degli apparati radiologici e quindi attivare le scansioni. Gli ambienti che ospitano queste apparecchiature per “imaging” sono spesso semplici contenitori impersonali, luoghi frequentati per il solo tempo dell’esame diagnostico e dunque non valorizzati dal punto di vista estetico-funzionale.

Fortunatamente l’umanizzazione degli spazi di cura è un tema che sta trovando ampio campo di studio e sperimentazione nell’edilizia sanitaria, partendo dall’approccio “esigenziale”, sia fisico che psicologico. Il benessere ambientale, inteso come insieme delle condizioni che garantiscono il benessere fisico e sensoriale degli utenti, deve tenere conto di quei fattori, detti “stressori” ambientali, che influenzano negativamente il comfort psicofisico e sensoriale diventando fonte di fatica per gli utenti. Rumori, assenza o carenza di luce naturale, colorazione degli interni e materiali con caratteristiche e finiture poco confortevoli stanno suggerendo schemi progettuali che possano prevedere il mascheramento e la mimetizzazione delle apparecchiature medicali nonché degli eventuali terminali impiantistici, compatibilmente con il lavoro e le esigenze operative del personale sanitario. Le stesse espressioni formali degli involucri edilizi destinati a laboratori diagnostici possono essere modificate con lo scopo di armonizzare, nel modo più rilassante possibile, la serie di eventi che coinvolgono gli utenti, il personale medico, gli apparati medicali e lo stesso ambiente diagnostico.

In questo senso, nuovi materiali detti “solid surfaces” sotto forma di lastre termoformabili, con caratteristiche antibatteriche ed una grande scelta cromatica, sono in una fase di sperimentazione per introdurre negli spazi diagnostici un tipo di architettura di interni “organica” e dunque con forme sinuose che al contempo possano integrare macchinari e funzionalità. Tali semplici accorgimenti possono coniugare le necessarie pratiche diagnostiche con un miglioramento delle reazioni psicologiche del paziente durante l’esame. Le pannellature disegnate per creare queste suggestioni biologiche sono realizzate in laboratori specializzati dopo una progettazione assistita da programmazione computerizzata e quindi trasportate sul sito per essere riassemblate e saldate fino a comporre una unica parete flessuosa, piacevole al tatto e alla vista, di facilissima manutenzione. Questa pelle tecnologica vedrà poi l’inserimento di monitor, display, sistemi di controllo e comando e quant’altro necessario al funzionamento del “sistema” diagnostico concepito non più soltanto come un contenitore di macchine medicali ma come un organismo di diagnosi più umanizzato.