Puntura di medusa. Cosa fare e cosa evitare

La puntura di medusa provoca una reazione cutanea di natura infiammatoria molto fastidiosa: i tentacoli delle meduse rilasciano sostanze urticanti per la pelle, che provocano un’irritazione di tipo orticarioide.

La medusa è un animale urticante che se toccata involontariamente rilascia delle sostanze fortemente irritanti che producono una reazione cutanea, simile ad un’ustione chimica di primo o secondo grado.

La puntura di medusa provoca dolore, eritema, prurito e gonfiore. La gravità della puntura di medusa dipende da vari fattori, quali: tipo di medusa; ampiezza della zona colpita; tempo di esposizione all’agente irritante e di permanenza in acqua.

Nei casi più gravi la puntura di medusa può innescare uno shock anafilattico che potrebbe nei casi più estremi portare sino al decesso.

La superficie cutanea entrata in contatto con la medusa diventa rossa e compaiono dei piccoli pomfi.  Il dolore dopo una ventina di minuti si trasforma in un intenso prurito e provoca sulla pelle rossore, rilievi cutanei, vescicole e bolle.

È importante se punti da una medusa lavare la parte colpita con acqua di mare in modo da diluire le tossine rilasciato dai tentacoli non ancora penetrate nella pelle. Evitare, invece, l’acqua dolce perché potrebbe favorire la rottura delle cnidocisti. Cercare di rimuovere le parti rimaste attaccate alla superficie cutanea e recarsi appena possibile al Pronto Soccorso.

Potrebbero in casi più gravi verificarsi altri disturbi come nausea, vomito, sudorazione profusa, mal di testa, vertigini e difficoltà respiratorie.

È bene ricordarsi di evitare di strofinare o grattare la parte colpita per evitare di rompere le eventuali cnidocisti residue.