Qual è stata la risposta degli emicranici allo stress da quarantena?

L’emicrania è una delle malattie che comporta una maggiore disabilità ed è anche uno dei sintomi principali del coronavirus. Proprio per questo ultimo motivo, durante la quarantena, è stato necessario monitorare l’impatto del Covid-19 sulla qualità della vita dei pazienti emicranici.

L’ispezione, avvenuta grazie all’utilizzo di una cartella elettronica diffusa in molti centri cefalee italiani, ha messo alla luce aspetti molto interessanti ai fini curativi.

Il Dott. Pierangelo Geppetti, professore di Farmacologia clinica all’Università di Firenze e direttore del Centro Cefalee dell’ospedale universitario Careggi, ha spiegato spiega: “Una significativa percentuale di pazienti con un rallentamento delle attività quotidiane e del relativo stress dovuto alla quarantena ha registrato un miglioramento dell’emicrania, mentre in altri, a causa della tensione associata al timore dell’infezione o a modalità di lavoro o studio in casa, si è verificato un peggioramento. Quindi, è stata la risposta individuale allo stress o alla sua mancanza a determinare l’esito. E ciò è largamente atteso per una patologia come l’emicrania che è fortemente dipendente dallo stile di vita”.

Il consiglio degli esperti è quello di riconoscere e modificare alcuni stili di vita non corretti, per rimuovere quei fattori, che aggravano un attacco emicranico, contribuendo a rendere più efficace una terapia farmacologica.

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