Il rosmarino migliora la memoria a lungo termine

 

rosemary-1049442_640La memoria è la funzione del cervello che ci permette di registrare, conservare e rievocare le esperienze passate. Questo come risultato delle connessioni sinaptiche ripetitive tra i neuroni, le quali creano reti neurali. La maggior parte delle persone ha la capacità di memorizzare milioni di cose nell’arco della vita, per poi rievocarne il ricordo in un secondo momento. Quando una persona memorizza qualcosa, ma poi la scorda facilmente, si tratta di memoria a breve termine.

In questo caso la Natura arriva in aiuto. Tutti conoscono la pianta del rosmarino in qualità di insaporitore dei nostri piatti, ma gli effetti benefici del rosmarino non si limitano alla tavola: secondo uno studio condotto da due ricercatori della Northumbria University, Mark Moss e Jemma McCready, e presentato nell’ambito della British Psychological Society’s annual conference, l’aroma del rosmarino fa bene al cervello, migliora la concentrazione e aumenta le capacità della memoria, migliora l’umore e contiene acido carnosico e acido rosmarinico, entrambi utili per contrastare l’Alzheimer.

Per la ricerca, i due studiosi hanno coinvolto 66 persone suddivise in due gruppi da 33 e li hanno sottoposti a una serie di test sulla memoria, condotti in due diverse stanze: una pervasa dal profumo di rosmarino e l’altra senza alcun profumo. Attraverso un questionario sono stati valutati anche gli stati d’animo dei partecipanti. La ricerca, condotta su individui di età superiore ai 65 anni, ha dimostrato che il rosmarino migliora le prestazioni cognitive e migliora la memoria a lungo termine fino al 15 per cento.

Secondo gli autori dello studio che ha svelato questa nuova proprietà della ben nota pianta, la sua essenza aumenta non solo la capacità di ricordare eventi passati, ma anche quella di non dimenticare di svolgere azioni nel futuro. In particolare, agirebbe soprattutto sulla memoria prospettica, quella alla base della capacità di ricordare gli eventi che si dovranno svolgere in futuro come ad esempio ricordarsi di prendere le medicine o comprare qualcosa. È per questo che i risultati ottenuti dalla ricerca potrebbero rivelarsi utili anche per la cura dei pazienti con deficit di memoria.

Sarebbe il caso di dire che aveva proprio ragione William Shakespeare quando, nell’Amleto, faceva affermare ad Ofelia: “Ecco del rosmarino, questo è per il ricordo”.