Certificati scolastici: qual è l’iter da seguire quando si presentano sintomi ambigui?

certificato Le ultime settimane sono state a dir poco impegnative per i pediatri che si sono trovati a dover fronteggiare un periodo difficile come l’inizio della scuola associato alle continue richieste di certificati scolastici.

 

La difficoltà principale è che nei bambini i sintomi da coronavirus sono tanti ed estremamente comuni, soprattutto nei più piccoli: febbre, tosse, cefalea, nausea, vomito, diarrea, rinorrea e naso chiuso. Il Ministero della Salute e dell’Istruzione hanno stabilito che si debba considerare potenzialmente positivo un bambino con febbre superiore a 37,5°C o con uno dei sintomi elencati senza tener conto che i sintomi elencati sono molto comuni soprattutto nel periodo autunnale.

Cosa accade quindi nella realtà? I genitori di un bambino che non può andare a scuola o dev’essere rimandato subito a casa a causa dei suddetti sintomi devono telefonare al pediatra che, dopo un triage telefonico, decide se fare il tampone comunicandolo al Dipartimento di prevenzione dell’ASL competente.

In attesa del risultato del tampone, il bambino dovrà restare in isolamento ma i suoi potranno uscire di casa. Inoltre, un bambino che presenti uno qualsiasi dei sintomi elencati – quindi anche la tosse o il raffreddore – potrà tornare a scuola solamente dopo aver un tampone negativo portando un certificato del pediatra.

Se il bambino dovesse invece risultare positivo, potrà rientrare in classe dopo almeno tre giorni senza sintomi e con un tampone risultato negativo. L’intera classe sarà messa in quarantena, previa decisione del Dipartimento di prevenzione, per 14 giorni oppure in isolamento fiduciario per 10 giorni per poi fare un tampone per il test molecolare o per il test rapido antigenico. La circolare non chiarisce se siano le singole scuole, i pediatri o i genitori a decidere quale soluzione applicare. Bambini e personale scolastico hanno priorità nell’esecuzione dei test diagnostici.

Il tampone è richiesto dal pediatra al Dipartimento di prevenzione della ASL territoriale; va fatto nei centri selezionati dai Dipartimenti su appuntamento, nei cosiddetti punti tampone drive-in o drive-through oppure vengono fatti dalle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (le cosiddetta USCA) a casa delle persone che presentano sintomi. Il tampone viene poi analizzato da specialisti di laboratorio, che impiegano un minimo di 4-5 ore; se tutto va bene, il risultato è pronto in 24-48 ore.

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