Sindrome da stanchezza cronica: rilevata la presenza di anomalie cerebrali negli individui affetti

woman-tiredLa sindrome da stanchezza cronica (CSF), come descritto dall’Osservatorio Malattie Rare, è un disturbo caratterizzato da una stanchezza prolungata, persistente e debilitante, e da una serie di sintomi correlati non specifici. Per alcuni pazienti la gravità della sindrome è tale da non consentirgli di svolgere le normali attività quotidiane. Ad esserne maggiormente colpiti sono solitamente gli adulti tra i 20 e i 40 anni, che lamentano una forte stanchezza per la quale il riposo non è di alcun aiuto, e che si aggrava con l’attività fisica e intellettuale. Sono presenti inoltre altri sintomi come dolori articolari e muscolari, cefalea, intolleranze alimentari, mal di gola, ingrossamento dei linfonodi, problemi gastrointestinali, anomalie della pressione sanguigna e del battito cardiaco, e ipersensibilità alla luce e al rumore. La CSF interessa prevalentemente le donne e ha un’incidenza stimata tra lo 0,4 e l’1%. Sono stati presentati i risultati di uno studio condotto dai ricercatori della Stanford University School of Medicine, che grazie all’ausilio della risonanza magnetica per immagini sono riusciti ad identificare una serie di anomalie cerebrali presenti nei pazienti affetti da sindrome da stanchezza cronica. I ricercatori hanno seguito 200 pazienti con sindrome da stanchezza cronica per diversi anni nel tentativo di identificare i meccanismi alla base della malattia, ed hanno notato che il cervello di chi è affetto da questa patologia diverge da quello degli individui sani, in almeno tre modi diversi. Confrontando le immagini cerebrali di 15 pazienti con sindrome da stanchezza cronica con quelle di 14 volontari sani, appaiati per età e sesso e senza storia di altre condizioni che causano sintomi simili a quelli della CFS, è emerso che il contenuto complessivo della sostanza bianca del cervello dei pazienti affetti da questa patologia, rispetto a quella dei soggetti sani, è ridotto. Inoltre, utilizzando un’avanzata tecnica di imaging particolarmente adatta a valutare l’integrità della sostanza bianca, i ricercatori hanno identificato un’anomalia consistente a livello del fascicolo arcuato longitudinale superiore, che collega due parti del cervello chiamate lobo frontale e lobo temporale. Questo tratto, nei pazienti con CFS, assume infatti un aspetto anomalo. Questi risultati sono estremamente incoraggianti e promettono entro breve tempo di riuscire ad identificare con maggior precisione l’area o le aree del cervello in cui la malattia ha compromesso il funzionamento del sistema nervoso centrale.