Tolleranza Zero – Parte DUE!

medic-563425_1920In questo articolo descriveremo l’intolleranza al lattosio e al glutine (e celiachia), problematiche molto diverse fra loro ma ben studiate, diagnosticabili e trattabili.

L’intolleranza al lattosio è dovuta alla carenza dell’enzima (lattasi) che “digerisce” questo zucchero; può essere temporanea, quando è dovuta ad un episodio diarroico intenso, che sfalda la mucosa intestinale (dove viene prodotta la lattasi), oppure permanente. In questo caso l’insorgenza e l’intensità dei sintomi aumenta con l’età, visto che la produzione di questo enzima dovrebbe terminare con lo svezzamento, ma a causa del consumo di latte e derivati, continua anche in età adulta, sebbene con minore efficacia.

Il livello di produzione della lattasi in età infantile è determinato geneticamente e questo ci permette di fare una stima delle probabilità di diventare intolleranti al lattosio, tramite un test genetico. Al contrario, la diagnosi viene effettuata con il cosiddetto “Breath Test”, che consiste nel bere una determinata quantità di lattosio e registrare la presenza di idrogeno nell’espirato (segno che il lattosio è stato fermentato dai batteri intestinali e non digerito dalla lattasi), a tempi prestabiliti. Riducendo od eliminando il lattosio dalla dieta e sostituendo i latticini con altri alimenti senza lattosio, che garantiscono l’apporto di nutrienti, le problematiche scompaiono; nel caso si sia costretti a consumare un pasto con lattosio, è possibile assumere la lattasi sotto forma di integratore.

Per quanto riguarda l’intolleranza al glutine, va detto che può trasformarsi in celiachia solo se c’è una predisposizione genetica, in contemporanea ad un consumo cospicuo di glutine e in corrispondenza di un evento scatenante che attivi o indebolisca il sistema immunitario. In questo caso si scatena una reazione immunitaria contro i villi intestinali (patologia autoimmune), che vengono appiattiti riducendone la capacità di assorbimento dei nutrienti. Attualmente l’unico rimedio è l’esclusione definitiva del glutine dalla dieta, dopo la quale l’intestino riprende la propria funzionalità e le probabilità di sviluppare patologie correlate alla celiachia, si riduce notevolmente. Nel caso di una semplice intolleranza, che non comprenda la reazione autoimmune, è sufficiente ridurre l’apporto nutrizionale di glutine, senza la necessità di escludere le contaminazioni. Per confermare la diagnosi, a parte il test genetico che permette di prevenire o escludere la celiachia, è necessario dosare gli anticorpi specifici ed eseguire un’endoscopia digestiva con biopsia.

Anche il dosaggio della calprotectina, sostanza associata a tutte le patologie infiammatorie croniche intestinali, risulta talvolta utile per evidenziarne la presenza nelle feci (dove normalmente non dovrebbe trovarsi), ma senza ulteriori approfondimenti non consente di diagnosticarle.