Tolleranza Zero – Parte UNO!

medic-563425_1920Fino a qualche anno fa le intolleranze alimentari erano considerate una chimera e spesso venivano confuse con le allergie, ma più recentemente si è delineato il profilo di una problematica che interessa moltissime persone.

Intanto è necessario inquadrare le allergie, i cui sintomi si scatenano immediatamente dopo l’ingestione dell’allergene, non sono dose-dipendenti, hanno una gravità ogni volta crescente e vanno dal gonfiore di labbra e mucose, alla tosse stizzosa, vomito, orticaria, fino allo shock anafilattico. In questi casi gli alimenti incriminati, e quelli affini, devono essere esclusi definitivamente dalla dieta del soggetto allergico.

Le intolleranze, invece, possono dare problemi anche fino a 48/72 ore dopo aver consumato un determinato alimento, generalmente i sintomi dipendono dalle dosi dei cibi e possono essere tipici (gonfiore e dolore addominale, diarrea, deperimento, ecc.), ma spesso sono atipici (mal di testa, malassorbimento, difficoltà a dimagrire, ecc.).

Una volta individuati i cibi a cui la persona è intollerante, si procede all’esclusione per un periodo che va dai due ai quattro mesi, per poi reintrodurli gradualmente, fino a raggiungere la dose tollerata.

Un passo importante nella gestione di queste problematiche è stato lo sviluppo di test attendibili per capire quali siano gli alimenti a cui si è intolleranti. A questo proposito va chiarito che alcuni, ancora oggi non hanno un’affidabilità sufficiente, pur essendo molto utilizzati, come i vari Vega Test, Dria Test o altri simili basati sulla rilevazione dei cambiamenti di “energia” quando si viene messi a contatto con un alimento. Altri esami, eseguiti su sangue, pur avendo dei limiti, forniscono dati ripetibili che ci permettono di chiarire quali alimenti sia necessario gestire: è il caso del dosaggio delle Immunoglobuline (IgE), che però possono subire aumenti specifici, e del test Citotossico (che si basa sulle variazioni morfologiche dei globuli bianchi, a contatto con i cibi), che è molto operatore-dipendente. Diverso è il valore per i test genetici, che danno ottime possibilità di capire la predisposizione a sviluppare intolleranze e altre patologie, per fare approfondimenti o prevenirle, ma non permettono di diagnosticarle.

Gli unici test attualmente considerati diagnostici sono: il Breath Test (per l’intolleranza al lattosio) e gli anticorpi antigliadina e antitransglutaminasi (per la celiachia). Proprio a questo proposito è necessario distinguere dal mare delle intolleranze quelle al lattosio e al glutine (che può evolvere in celiachia), a cui, vista la diffusione e complessità, sarà dedicato il prossimo articolo.