Tonsillectomia: intervento spesso inutile

Un recente studio dell’Università di Birmingham che ha preso in considerazione oltre 1,6 milioni di cartelle cliniche scritte da più di 700 medici di medicina generale tra il 2005 e il 2016 nel Regno Unito,  ed è giunto alla conclusione che di circa 18.000 bambini, sottoposti all’intervento di tonsillectomia, solo l’11,7% ne aveva realmente bisogno.

I ricercatori, guidati dal professor Tom Marshall, affermano che ogni anno nel Regno Unito 32500 bambini subiscono una tonsillectomia inutile.

I risultati, pubblicati sul British Journal of General Practice, mostrano che il 12,4% dei bambini che ha subito l’intervento aveva lamentato 5 o 6 episodi in un anno, il 44,7% da due a quattro e addirittura il 9,9% degli operati aveva avuto un solo episodio in un anno.

Secondo le linee guida, invece, la tonsillectomia è consigliata se un bambino lamenta più di sette episodi documentati di mal di gola in un anno, oppure più di cinque all’anno, ma per due anni consecutivi, oppure tre per tre anni consecutivi. “

Giovanni Carlo De Vincentiis, responsabile dell’unità operativa complessa di Otorinolaringoiatria dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma spiega: “Oggi  il principale e più frequente motivo per cui si ricorre all’intervento chirurgico è l’aumento del volume delle tonsille e/o delle adenoidi (ipertrofia), che può determinare l’ostruzione delle vie respiratorie e causare nel bambino disturbi respiratori durante il sonno”. Se, invece, l’intervento viene indicato per infezioni frequenti  è necessario aspettare almeno fino a 6 anni. Nei primi anni di vita, infatti, la tonsilla si può ammalare anche se strutturalmente è sana perché fino ai 5 anni le difese immunitarie sono immature. Aspettando sino ai  8-10 anni, con la maturazione delle difese immunitarie molti interventi possono essere evitati.