Trattamenti meno invasivi per le apnee notturne

alarm-clock-1193291_1920Le apnee ostruttive rappresentano un pericolo per i quasi 2 milioni di pazienti affetti da questa patologia. Nonostante siano disponibili diversi trattamenti, è stato stimato che solo 300mila pazienti ne seguano effettivamente uno. Quello più diffuso è il Cpap (Continuous Positive Airways Pressure) che utilizza il sistema di ventilazione meccanica a pressione positiva. È costituito da una mascherina da cui fuoriesce aria a pressione continua, evitando il collasso delle vie aeree (prima causa delle apnee). Viene tarata dal medico curante e monitora anche il respiro tramite polisonnografie periodiche.

Come tutte le terapie, è efficace se prescritta nel modo giusto e se viene seguita dal paziente. Infatti, in genere, nel giro di due/tre mesi i pazienti abbandonano la cura perché impegnativa, ma quelli che invece riescono a toccare con mano l’utilità della cura, difficilmente rinunceranno. È importante che chi soffre di questa patologia non smetta di curarsi perché, con una migliore ventilazione, bastano 3 mesi per una diminuzione significativa della pressione arteriosa. Effettuare una cura in modo costante e corretto riduce i sintomi delle apnee e offre una protezione cardiovascolare migliore.

Spesso però, come già scritto in precedenza i pazienti sono restii, pensando a volte che siano necessari trattamenti invasivi. Invece, insieme al proprio medico è possibile utilizzare il trattamento più adatto al nostro caso (a volte sono necessari anche piccoli interventi chirurgici) per migliorare sia la qualità di vita, che la salute.