Troppa sensibilità al freddo: da cosa dipende?

Il sistema di riscaldamento dell’organismo parte dal cuore che pompa il sangue che scorrendo nei vasi sanguigni riscalda il nostro corpo. Il cervello, nello specifico l’ipotalamo, attiva una serie di meccanismi che permettono di bilanciare la produzione di calore e la sua dispersione, in modo da mantenere una temperatura interna in equilibrio, attorno ai 37 gradi.

Quando fa caldo i capillari arteriosi periferici ricevono il comando di dilatarsi per disperdere calore, mentre quando fa freddo si restringono per mantenere costante la temperatura del corpo.

Le donne in generale risultano essere più sensibili degli uomini al freddo. Ci sono due fattori che contribuiscono a rendere questo sistema più sensibile e alterabile: gli ormoni estrogeni e l’emotività, perché stress e tensioni possono a loro volta causare vasocostrizione o, comunque, aumentare la percezione del freddo.

il professor Giovanni Battista Agus, angiologo, professore ordinario di chirurgia vascolare all’Università di Milano consiglia: “È bene vestirsi a strati, per permettere al corpo di abituarsi con maggiore gradualità agli sbalzi termici, ma anche limitare la dispersione di calore, soprattutto dalla testa, proteggendosi con cappelli e foulard. Le calze non devono essere troppo strette, altrimenti determinano ulteriore vasocostrizione”.

È comunque sempre importante non sotto valutare questa sensibilità, spesso infatti le estremità gelate possono essere la spia di alterazioni del microcircolo sanguigno periferico, che non riesce ad adattarsi correttamente alle variazioni delle temperature. Il Dott. Agus spiega: “È il cosiddetto fenomeno di Raynaud, che spesso dipende da un cattivo funzionamento del microcircolo senza però che ci siano alterazioni effettive dei vasi e malattie scatenanti (si definisce come primario), tanto che tende a manifestarsi proprio nei soggetti con ipersensibilità al freddo, anche in risposta all’emotività”.

In caso di particolare sensibilità al freddo si consiglia sempre una visita dall’angiologo e una capillaroscopia. Anche se al momento, non esistono cure risolutive, ma lo specialista può prescrivere farmaci vasodilatatori per migliorare il microcircolo.