Tumore al pancreas in crescita: ecco le indicazioni dell’Aiom

aiom-logoIl tumore al pancreas è una delle patologie più letali, aggressive e difficili da diagnosticare. È stimato che nel 2020 sarà la seconda causa di morte in Europa e colpirà circa 418mila persone nel mondo. In Italia, negli ultimi 5 anni, c’è stato un aumento dei casi del 18% con ben 13.500 nuove diagnosi registrate nell’ultimo anno.

I sintomi di questa patologia sono generici e il tasso di sopravvivenza a cinque anni, indipendentemente dallo stadio, è del 7%. Il tutto è dovuto anche alla bassa percentuale di persone operabili alla diagnosi, un paziente su cinque. Solo nel 20% dei casi si riesce ad intervenire a livello chirurgico, perché il tumore è ancora allo stadio iniziale. Se la diagnosi è tempestiva, si può ricorrere alla chirurgia e le probabilità di guarigione sono elevate. Ma se invece la malattia non viene riconosciuta in tempo, è spesso inutile anche la chirurgia.

Carmine Pinto, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), ha dichiarato in un’intervista che essendo ancora poche le conoscenze su questa patologia, bisogna fare prevenzione iniziando ad abbandonare le cattive abitudini come la scarsa attività fisica, un’alimentazione ricca di grassi o zuccheri, e adottare uno stile di vita sano, movimento regolare e alimentazione bilanciata.

Il pancreas è un organo molto importante per il nostro organismo, perché produce ormoni come l’insulina e gli enzimi necessari per la digestione. Le caratteristiche che possono metterci in allerta potrebbero essere l’inappetenza, perdita di peso, dolore all’addome ed ittero improvviso (questo particolare sintomo si ha quando c’è un tumore vicino un dotto biliare).  Ad oggi, come già sottolineato prima, la chirurgia è la terapia più efficace per questo tipo di tumore. Ma secondo il professor Pinto, servirebbe un percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale (PDTA), dove un team di chirurghi, oncologi, radioterapisti, patologi e radiologi, gestiscano l’intero percorso del paziente.

Infatti, sostiene il professor Pinto: “Questi PDTA renderebbero possibili la collaborazione e la condivisione delle competenze, diventato punti di riferimento importanti all’interno di reti oncologiche regionali”.