Tumore al pancreas: studi attuali e speranze future

Il cancro al pancreas è uno dei tumori più letali e imedic-563423_640 farmaci finora a disposizione per combatterlo sono solo i generici trattamenti chemioterapici. In questi mesi, molte sono le ricerche avanzate svolte su questo tipo di tumore con una mortalità del 60% e che nel migliore dei casi ha una prognosi di sei mesi. Secondo gli oncologi, questo è il problema clinico più importante da risolvere.

Il pancreas è l’organo, situato in profondità nell’addome, che ha il compito di produrre diversi ormoni tra i quali l’insulina (che aiuta a regolare il metabolismo degli zuccheri nel sangue) e vari enzimi utili alla digestione. Vi sono diversi tipi di tumori del pancreas. Tra questi il più comune è l’adenocarcinoma, che origina nei dotti che trasportano gli enzimi digestivi; più rari sono quelli che originano dalle cellule che producono gli ormoni, chiamati tumori endocrini, e i tumori di tipo cistico.

Per il tumore al pancreas, le ricerche hanno individuato alcuni fattori di rischio più comuni.

Il fumo di sigaretta è il fattore di rischio più pericoloso per il tumore al pancreas. Chi fuma corre un rischio maggiore di ammalarsi rispetto ai non fumatori, soprattutto se è un forte fumatore. Chi soffre di diabete corre un pericolo reale di soffrire di tumore al pancreas così come chi ha un genitore o un fratello affetto da malattie simili. La pancreatite è un’infiammazione del pancreas, piuttosto dolorosa. Chi ne soffre per un lungo periodo può correre un maggior rischio di ammalarsi. Infine anche chi è in sovrappeso o obeso è più esposto a soffrire di questa patologia.

Molte le ricerche e le scoperte in questione. Un gruppo internazionale multicentrico coordinato dal team veronese di Arc-Net, centro di ricerca Università di Verona e Azienda ospedaliera universitaria integrata, diretto dall’anatomopatologo professor Aldo Scarpa, ha sequenziato il genoma di questi tumori e ne ha decriptato il panorama delle mutazioni genetiche. A Roma, invece, è stato svelato un nuovo meccanismo che regola il comportamento aggressivo del cancro. Sono infatti stati pubblicati su Nature i risultati di una ricerca svolta all’MD Anderson Cancer Center di Houston in Texas (USA) con la collaborazione di ricercatori della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma. Una molecola, utilizzata da tempo per curare gli stati d’ansia, potrebbe aprire adesso nuove speranze non per debellare ma almeno per allungare di cinque anni i tempi della malattia. A individuarla un gruppo di ricercatori dell’Istituto di nanotecnologia del Cnr di Rende in collaborazione con l’Università della Calabria e scienziati francesi e spagnoli.

Sul cancro del pancreas c’è molto interesse nella comunità scientifica per l’identificazione di nuove strategie terapeutiche che possano migliorare la gestione di questa patologia e alleviare le sofferenze dei pazienti. Il tumore al pancreas è una neoplasia notoriamente difficile da trattare. Anche se bisogna fare ancora molti passi avanti, studi come questi saranno la chiave per migliorare la sopravvivenza dei pazienti colpiti da questo tumore.

Al di là delle possibili ricadute mediche future, per i ricercatori ogni studio segna un passo importante nella ricerca. Le scoperte potrebbero indirizzare lo sviluppo di specifiche terapie che vadano a contrastare le diverse tipologie di alterazioni individuate. Il tumore al pancreas è destinato a diventare uno dei più grandi assassini nel prossimo decennio secondo gli esperti. Entro il 2026, si prevede che 11 mila persone moriranno ogni anno per via della malattia nella sola Italia. E tutto ciò renderà questo tipo di neoplasia il quarto più grande “killer” nella storia della medicina. Una mancanza di scoperte mediche ed una diagnosi ritardata decreteranno  la vita di molti pazienti che non faranno in tempo a ricevere un intervento chirurgico salvavita se la ricerca non andrà avanti spedita a trovare soluzioni.