Diagnosi della fibrosi cistica: dalla ricerca un dispositivo microfluidico di nuova concezione

La fibrosi cistica è una diffusa malattia di origine genetica che interessa entrambi i sessi e che colpisce diversi organi, e in particolare l’apparato respiratorio e quello digerente.

Essa è causata da una mutazione nel gene CFTR (cystic fibrosis transmembrane regulator), che porta all’assenza o malfunzionamento della proteina corrispondente, con conseguente carenza di cloro e acqua nelle secrezioni mucose, che diventano così eccessivamente dense.
Le conseguenze includono ostruzione dei bronchi, infezioni respiratorie ricorrenti, ostruzione del pancreas e conseguente malassorbimento intestinale. La concentrazione di cloro nel sudore è un solido biomarcatore per la diagnosi di fibrosi cistica.
La diagnosi precoce della malattia tramite una valutazione quantitativa del cloro nel sudore è fondamentale per aumentare l’aspettativa di vita dei pazienti.
Uno studio di Ray TR et al., condotto presso diversi centri di ricerca statunitensi e recentemente pubblicato su Science Translational Medicine, illustra un nuovo dispositivo microfluidico per la misurazione in tempo reale dei livelli di cloro nel sudore tramite l’uso di un adesivo che viene fatto aderire alla pelle e su cui avviene un test colorimetrico, che viene poi letto dalla fotocamera di uno smartphone ed analizzato in maniera quantitativa, senza alcuna necessità di estrazione del sudore o di analisi esterne. L’accuratezza di questo nuovo metodo è stata validata con successo su soggetti sani e su pazienti con fibrosi cistica in diverse fasce di età, confrontando i risultati con quelli ottenuti in parallelo tramite piattaforme diagnostiche già in uso.

La nuova tecnologia microfluidica indossabile e l’analisi dei dati tramite smartphone rappresentano quindi una nuova base per la diagnosi della fibrosi cistica al di fuori di un contesto clinico.

FONTE: https://stm.sciencemag.org/content/13/587/eabd8109