I neonati italiani sono al terzo posto nella classifica mondiale del pianto

baby-696979_640Ogni neonato è diverso e ha una propria personalità che si manifesta già dai primi pianti. Le cause del pianto possono essere diverse e talvolta interpretabili,e non sempre legate al dolore. Queste sono cose risapute. Che i bambini piangano più o meno a seconda della nazionalità, invece, è una novità che lascerà di stucco più di qualche neogenitore.

A dimostrarlo è uno studio coordinato da Dieter Wolke, professore del dipartimento di psicologia dell’Università di Warwick, con l’intento di creare una mappa del pianto nei primi tre mesi di vita dei bambini di diverse nazionalità. La meta-analisi, condotta su 28 analisi già esistenti che includevano 8.700 neonati, ha rilevato una serie di dati sulla frequenza di pianto nei bambini. Nello specifico, in media, i neonati piangono 2 ore al giorno nelle prime due settimane di vita, hanno un picco di 2 ore e 15 minuti a sei settimane, e poi gradualmente si attestano su una media di 1 ora e 10 minuti fino alle 12 settimane.

I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati sul Journal of Pediatrics. Il livello più alto di “pianto eccessivo”, che implica un pianto a dirotto per più di tre ore al giorno per almeno tre giorni a settimana, è stato rilevato in Gran Bretagna, con il 28% di neonati affetti da questo fastidio dalla prima alla seconda settimana, secondi in classifica i neonati canadesi (il 34,1% alla terza e alla quarta settimana), terzi gli italiani con il 20,9% dall’ottava alla nona settimana. Il tasso più basso, è stato rilevato in Danimarca (5,5% tra la terza e la quarta settimana) e in Germania (6,7% tra la terza e la quarta settimana).

Tanti sono i possibili motivi di questa variabilità: probabilmente i genitori danesi sono più rilassati e hanno un approccio che tende a calmare più facilmente il neonato. Inoltre, è possibile che le mamme di alcuni paesi siano gravate da alti livelli di ansia e stress in gravidanza (ad esempio legati a problemi lavorativi, o all’indennizzo di maternità o a minor supporto su cui contare). Diversi sono gli studi che mostrano quanto alti livelli di ansia e stress nei nove mesi di attesa – ‘trasmessi’ al feto attraverso l’ormone dello stress (cortisolo) che passa la placenta – sono correlati con alti livelli di coliche e pianto del bebè.

Possiamo imparare molto osservando le culture dove si registra meno pianto e studi come questo, possono avere un ruolo principale nell’individuare quali sono i fattori che si celano dietro al pianto del neonato e se questo può dipendere dal ruolo dei genitori o da altri fattori che riguardano l’esperienza della gravidanza o la genetica.