Pandemia e utilizzo dei farmaci: quali sono state le reazioni degli italiani?

La pandemia ha inciso pesantemente sull’utilizzo dei farmaci in Italia. La notizia è stata diffusa dall’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco).

I dati raccolti hanno messo a confronto i mesi dell’emergenza con i due mesi precedenti ed è emersa una variazione del 4.662% del consumo di confezioni idrossiclorochina per 10.000 abitanti al giorno a livello nazionale rispetto ai mesi pre-Covid.

Questo antimalarico utilizzato nella terapia dell’artrite reumatoide è stato anche indicato come possibile cura contro il Covid-19 e questo ha comportato un incremento nelle vendite di oltre il doppio delle confezioni ordinate.

Nicola Magrini direttore Aifa ha dichiarato: “Soprattutto nell’emergenza  ci siamo resi conto che solo gli studi randomizzati rappresentano uno standard solido in grado di guidare la pratica clinica. A pesare, rispetto ai consumi di farmaci ospedalieri, osserva, sono state anche le elevate e eccessive aspettative generate dai media“.

Per lo stesso motivo indicato da Magrini anche le richieste di vitamina C e D nel mese di marzo sono state a dir poco vertiginose soprattutto in seguito a un susseguirsi di notizie che attribuivano alle stesse proprietà curative e preventive contro il Sars-Cov-2.

Si è invece registrato un drastico calo degli acquisti di farmaci per la disfunzione erettile e di Fans, antinfiammatori non steroidei, dopo l’allarme per un possibile effetto negativo sui pazienti positivi al coronavirus lanciato a inizio pandemia.

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