Trattamento con inibitori dei checkpoint anche ai pazienti oncologici anziani

Il cancro è una malattia che colpisce prevalentemente i soggetti anziani; si stima infatti che il 55% dei nuovi casi vengano diagnosticati in soggetti con più di 65 anni.

Tuttavia, i pazienti oncologici anziani possono avere caratteristiche molto eterogenee e definire il profilo rischi/benefici di determinate strategie terapeutiche può essere difficoltoso. La semplice età anagrafica non riflette del tutto lo stato funzionale degli organi, la tollerabilità ai trattamenti e la prognosi. L’immunoterapia con inibitori dei checkpoint rappresenta un trattamento antitumorale rivoluzionario, ma il processo di rimodellamento del sistema immunitario collegato all’invecchiamento, noto come immunosenescenza, può potenzialmente alterarne l’efficacia e il profilo di sicurezza.

Lo studio ELDERS è stato il primo studio prospettico a valutare gli inibitori dei checkpoint nei pazienti oncologici anziani, esplorando anche i fattori predittivi e il ruolo delle valutazioni geriatriche in tale contesto.

Lo studio ha valutato pazienti >70 anni d’età e <70 anni d’età affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule o da melanoma e in trattamento con inibitori dei checkpoint immunitari. I risultati dello studio hanno evidenziato che non vi sono differenze significative nell’incidenza di eventi avversi di tipo immunitario di grado 3-5 tra i pazienti oncologici >70 anni d’età e <70 anni d’età trattati con inibitori dei checkpoint. L’applicazione dello strumento di screening “Geriatric-8”, basato su 8 questionari/valutazioni, ha consentito di identificare sottogruppi di pazienti con maggiori fragilità e un maggior rischio di eventi avversi a causa delle loro comorbidità, suggerendone l’implementazione nella selezione dei pazienti oncologici anziani destinati al trattamento con inibitori dei checkpoint immunitari.

Per approfondimenti: https://www.esmoopen.com/article/S2059-7029(20)32908-2/fulltext

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